sabato 6 luglio 2019




   


             


Alla cortese attenzione del Presidente e dei Signori Consiglieri della Commissione Servizi Sociali e Cultura.



Oggetto: Relazione esplicativa sulla Delibera degli Affidamenti Familiari.



         La Delibera sugli Affidamenti Familiari che viene presentata in Commissione intende promuovere, anche alla luce della raccomandazione 223.2 delle “Linee nazionali di indirizzo sull’affidamento familiare” la realizzazione di progetti finalizzati a diffondere sul territorio una politica positiva sul tema dell'affidamento familiare quale modalità prioritaria ed alternativa all'inserimento in struttura dei bambini.

         Il Comune di Mentana, intende quindi incoraggiare in via prioritaria tutte le attività finalizzate a prevenire gli allontanamenti attraverso la sensibilizzazione, la formazione e il sostegno di tutte le professionalità che collaboreranno all’oggetto della Delibera. 

         Lo scopo della Delibera che oggi vogliamo sottoporre alla Commissione  è un lavoro riparativo sulle famiglie bisognose di assistenza, individuando nel contempo, le modalità, le responsabilità, le funzioni e i compiti soprattutto del nostro Servizio Sociale che dovrà basare il suo intervento sulle Linee di indirizzo del Ministero del Lavoro recepite dalla Regione Lazio con DGR n°148 del 02/03/2018, sui successivi Regolamenti del 2 Marzo 2018 e nel rispetto della Legge 184 del 04/05/1983 e segg., “Diritto del bambino alla propria famiglia”.

         La delibera promuoverà altresì la programmazione delle “risorse accoglienti”, intendendo con questo termine tutte quelle forme di accoglienza legate alla “vicinanza solidale” che si affiancano alle famiglie vulnerabili e che si caratterizzano per la dimensione relazionale e la temporaneità.

         L’affidamento familiare sarà inteso come una forma di intervento ampia e duttile che consisterà nell’aiutare e sostenere una famiglia che attraversa un periodo di difficoltà contingente nel recupero delle sue capacità genitoriali, garantendo nel contempo al loro figlio, attraverso varie forme di assistenza affetti e cure necessarie per un suo più sano e ampio sviluppo.

         L’Affidamento Familiare sarà realizzato con la creazione di un “Albo delle Famiglie Affidatarie.

         Nel caso di affidamento familiare sarà comunque sempre prioritario l’intento di conservare i vincoli affettivi tra bambino e famiglia d’origine che verranno mantenuti e sollecitati, poiché, deve essere chiaro, che il fine dell’affidamento è il ricongiungimento familiare. Tale mantenimento sarà garantito prioritariamente da un intervento multidisciplinare che tutelerà sia il bambino che la famiglia naturale.         L’affidamento familiare nell’intenzione della presente delibera, intenderà essere sia strumento preventivo degli stati di cronico disagio familiare, sia un intervento evolutivo in situazioni di crisi, rappresentando in entrambi i casi l’opzione da privilegiare rispetto al collocamento del bambino presso le strutture residenziali. 

         L’affidamento familiare si articolerà in una pluralità di tipologie d’intervento per fornire risposte adeguate ed appropriate ai differenti bisogni del bambino e della sua famiglia e tutte faranno riferimento alla stessa finalità della ricomposizione delle relazioni familiari del bambino con la sua famiglia naturale.

         Qualora il rientro nella famiglia d’origine non sarà possibile e solo in quel caso, l’affidamento accompagnerà il ragazzo nel percorso verso l’autonomia personale e socio-economica, assicurandogli comunque la rielaborazione della propria esperienza familiare, mantenendo contatti e favorendo incontri periodici con i suoi familiari, i suoi amici e con quanti lo hanno accompagnato nel suo percorso, secondo modalità definite dal Tribunale nel migliore interesse del bambino, così come stabilito dalla legge n°173/2015.

         Nell’intento della presente delibera saranno tenuti presente i diritti  del bambino ad essere adeguatamente preparato ed ascoltato ai fini della predisposizione del “Progetto Quadro” e dell’eventuale “Progetto di Affidamento” che lo riguardano, quindi avrà le informazioni necessarie alla comprensione del progetto stesso, manterrà, come abbiamo già detto,  i rapporti con la propria famiglia d’origine ove non vi sia controindicazione da parte dell’Autorità Giudiziaria e nelle modalità da questa indicate. Infine, nel maggior interesse del bambino, si farà in modo che  mantenga sempre anche i rapporti con la famiglia nella quale è andato in affidamento, anche a conclusione del progetto stesso.

         La famiglia naturale del bambino avrà sempre il diritto di conoscere le finalità generali dell’affidamento ed avere comunicazione tempestiva e consultazione circa le decisioni in merito al figlio/a e all’intervento di affidamento stesso, comprese le informazioni sulla famiglia affidataria.

         Il Servizio Sociale avrà come priorità di mantenere il rapporto significativo del bambino con la famiglia naturale, salve sempre le eventuali limitazioni e le modalità disposte con provvedimento del tribunale competente, e di favorire i rapporti con la famiglia affidataria tenendo ogni volta presente che nelle relazioni all’Autorità Giudiziaria verrà privilegiata la proposta per un possibile recupero della famiglia originaria attraverso tutte le possibilità di assistenza e aiuto che si potrà e si dovrà darle. Nel caso d’impossibilità di un recupero immediato della famiglia e quindi di un successivo affidamento del bambino presso un’altra famiglia il servizio sociale si adopererà comunque per un suo ritorno a casa massimo entro 24 mesi, così come recita l’art.4 comma 4 della legge 184/1983 e segg.

         Come da disposizioni del DGR della Regione Lazio 148 del 2 marzo 2018 i servizi sociali, attraverso il monitoraggio delle situazioni di bambini ospiti nelle strutture residenziali, si attiveranno anche, ove sia possibile e opportuno, a dimissionare gli stessi per un loro ritorno presso i genitori naturali, un progetto di aiuto semi-residenziale (doposcuola ecc.) o in ultima analisi un’accoglienza presso una famiglia affidataria.

         I genitori naturali del bambino, sempre negli intenti della presente Delibera, parteciperanno alla messa a punto del “Progetto Quadro” e del “Progetto di Affidamento”, e usufruiranno del sostegno e degli interventi non solo dei Servizi Sociali istituzionalmente competenti ma anche di altri servizi specialistici. Parteciperanno, fra l’altro, alla scelta, ascoltato il bambino, dell’indirizzo scolastico, e saranno sempre informati sull’andamento didattico del loro figlio, così come della sua salute e parteciperanno alle decisioni di eventuali trattamenti chirurgico-sanitari.

         La famiglia affidataria sarà considerata una risorsa in ogni progetto di affido e rappresenterà una “famiglia in più” che non si sostituisce e non si pone in alternativa alla famiglia d’origine del bambino. Gli affidatari che si renderanno disponibili per l’affidamento saranno scelti fra le famiglie che abbiano ricevuto una formazione specifica sull’Affidamento Familiare e disposte a partecipare, attraverso un valido rapporto educativo ed affettivo, ad un sano sviluppo psico-fisico del bambino, assicurando il mantenimento, l’educazione, l’istruzione e la cura delle relazioni affettive, provvedendo alle necessità di prevenzione e tutela della sua salute e soprattutto alla disponibilità a mantenere un continuo rapporto con la famiglia di origine ed a favorire il rientro del bambino presso i suoi genitori naturali secondo gli obiettivi definiti nel “Progetto Quadro”, impegnandosi a mantenere, se positive, le relazioni affettive maturate durante l’affidamento.

         La famiglia affidataria sarà informata circa la situazione del bambino che viene proposto per l’accoglienza e sul progetto elaborato chiedendo nel contempo anche un coinvolgimento dei loro figli conviventi.

         I servizi sociali si adopereranno affinché questa famiglia possa usufruire, se lo richiede e se lo necessita, della collaborazione dell’associazionismo familiare del Terzo Settore anche nei rapporti ordinari con l’istituzione scolastica e sanitaria, usufruendo, se opportuno, del supporto delle procedure istituzionali e/o burocratiche dei servizi competenti.

         La famiglia affidataria dovrà anche essere tutelata nella propria sfera di riservatezza, così come lei dovrà garantire la stessa riservatezza circa la situazione del bambino in affidamento; dovrà altresì collaborare con le istituzioni competenti, come il Tutore e il Tribunale per i Minorenni in tutte le decisioni che riguardano il bambino loro affidato potendo anche presentare al riguardo memorie scritte (art. 4 comma 5 bis e seguenti della legge n° 184 del 1983 come modificata dalla legge n°173 del 2015).

         Il comune di Mentana, nell’ambito dell’intento della Delibera in discussione si adopererà a valorizzare un preciso spazio di collaborazione distrettuale con il privato sociale, il Terzo Settore, le reti di associazioni familiari, e i gruppi di famiglie volontarie aggregate attraverso specifici protocolli d’intesa per le attività di informazione, sensibilizzazione e promozione dell’affidamento familiare sul territorio.

         Il servizio sociale, attraverso il confronto con i cittadini provvederà al mantenimento della motivazione dei progetti sull’affidamento familiare sul territorio, ad accompagnare ed a sostenere gli operatori e le famiglie coinvolte, promuovendo soprattutto tutte le attività finalizzate a prevenire gli allontanamenti dei bambini dalla loro famiglia.

         Ai fini dell’adozione dei provvedimenti che si riterranno necessari per la predisposizione ed attuazione del “Progetto Quadro” e del “Progetto di Affidamento” sarà assicurata  l’interazione della nostra amministrazione competente con il Servizio Distrettuale nelle forme più adeguate, da concordarsi con appositi protocolli. La stessa interazione sarà assicurata con il Giudice Tutelare, il Tribunale per i Minorenni e il Tribunale Ordinario, nell’ambito dei procedimenti di rispettiva competenza.

         In particolare i nostri servizi sociali in collaborazione con il personale dei componenti servizi della ASL avranno il compito di:

- individuare le situazioni di crisi familiare, che pongono esigenze di cura alternative alla permanenza in famiglia dei figli di minore;

- effettuare la valutazione delle competenze genitoriali della famiglia di origine, del contesto familiare e della situazione del bambino

- aiutarle in ogni maniera possibile per prevenire ulteriori disagi alla famiglia e lo stesso allontanamento dei loro figli;

- predisporre, se la famiglia non vuole essere aiutata e se è consenziente ad un temporaneo allontanamento del minore, il “Progetto Quadro” relativo alla famiglia del bambino e il “Progetto di Affido” con la definizione delle motivazioni, dei tempi degli interventi e degli obiettivi realisticamente perseguibili per la modifica delle situazioni critiche all’interno delle famiglie d’origine ritenuti necessari per il raggiungimento degli obiettivi di benessere del bambino/ragazzo e del recupero della famiglia naturale;

- attivare e curare, in coordinamento funzionale con il Servizio Distrettuale per l’affidamento familiare, le comunicazioni con l’Autorità Giudiziaria competente;

- inviare, d’intesa con il Servizio Distrettuale, la comunicazione di avvio dell’affidamento familiare all’Autorità Giudiziaria che lo ha disposto;

- attivare il Servizio Distrettuale per l’affidamento familiare per l’individuazione della famiglia affidataria più idonea per quello specifico bambino/ragazzo tenendo conto dell’ambito culturale e sociale d’origine del bambino stesso (religione, abitudini, amicizie ecc.);

- stipulare l’accordo con la famiglia affidataria sull’affidamento del bambino;

- attuare gli interventi a sostegno del bambino, della famiglia d’origine, della famiglia affidataria stabiliti nel “Progetto Quadro” e nel “Progetto di Affidamento”;

- assicurare il mantenimento dei rapporti del bambino con la famiglia d’origine;

- fornire al Servizio Distrettuale una relazione semestrale sull’andamento dell’affidamento del bambino, anche per i fini di aggiornamento della Banca dati;

- affiancare il Servizio Distrettuale per l’affidamento familiare nell’elaborazione delle scelte strategiche e nel recepimento dei dati ad esso necessari per la programmazione;

- collaborare con il Servizio Distrettuale per l’affidamento familiare alla realizzazione delle attività da esso indicate;

         Per attuare il proficuo intervento dell’Affidamento Familiare il Comune di Mentana si farà promotore e garante della necessità che ogni Distretto Socio-Sanitario dovrà dotarsi di un Servizio Distrettuale per l’Affidamento Familiare (SDAF) con funzioni di coordinamento delle Equipe dei Servizi Sociali territoriali,  integrati dal personale dei competenti servizi della ASL.

         La presente Delibera proporrà che il Servizio Distrettuale, come da Regolamento del 4 marzo 2019, n. 2 della Regione Lazio, si avvalga di un coordinatore, nominato dall’Ufficio di Piano del Distretto, che lo convocherà e lo rappresenterà, definendo anche, tenendo conto delle specificità del territorio che rappresenta, dei criteri di partecipazione al Servizio Distrettuale degli operatori rappresentanti delle Equipe dei Servizi Sociali territoriali, degli operatori rappresentanti del Servizio Salute Mentale e Riabilitazione Età Evolutiva (SMREE) dell’Azienda ASL, dei rappresentanti delle Associazioni familiari e del Terzo Settore operanti nel territorio. 

         Nell’attuazione della presente Delibera si proporrà che il Servizio Distrettuale per l’affidamento familiare, dopo aver predisposto il relativo Piano di Attuazione, abbia  il compito di fornire un proficuo raccordo funzionale con l’Associazionismo Familiare, il Terzo Settore e altri attori del territorio per la realizzazione delle diverse attività a supporto dell’affidamento familiare e, con le Equipe territoriali, di  attuare  l’organizzazione e l’erogazione, anche di forme di supporto individuali e collettive alle famiglie affidatarie (es. gruppi di mutuo aiuto, formazione, ecc.), di sostenere la cultura dell’affidamento familiare, il reclutamento delle famiglie affidatarie, l’organizzazione di percorsi di conoscenza e formazione per le famiglie affidatarie,  di essere il riferimento delle comunicazioni con l’Autorità Giudiziaria.

         Il Comune di Mentana proporrà altresì l’attuazione di una Banca Dati Distrettuale, allo scopo di fornire tutte le informazioni necessarie per la gestione dell’affidamento familiare e della fornitura di tutta la documentazione statistica/finanziaria necessaria alla programmazione distrettuale e regionale nonché il monitoraggio e la valutazione delle attività svolte e da svolgere.

         L’attuazione della presente Delibera prevederà quindi in particolare, anche in conformità alla Legge 184/1983 e segg. e al Regolamento della Regione Lazio 2 del 4 marzo 2019 le seguenti modalità di intervento:

a) l’aiuto preliminare alla famiglia in difficoltà per evitare l’allontanamento del bambino

b) l’affidamento diurno: quando il bambino trascorre parte della giornata con gli affidatari e la sera ritorna nella sua famiglia d’origine;

c) l’affidamento parziale: quando il bambino trascorre solo un periodo di tempo dell’anno (es. fine settimana, i mesi estivi) definito con gli affidatari;

d) l’affidamento di emergenza/ponte: quando il bambino viene collocato in via d’urgenza in una famiglia affidataria per il tempo necessario a predisporre un progetto individualizzato da parte dell’Equipe territoriale istituzionalmente competente. Si tratta di affidamenti di durata breve: poche settimane nel caso degli affidamenti di emergenza, alcuni mesi, massimo un anno per gli affidi ponte;

e) l’affidamento di minori con particolari complessità: quando il bambino, a causa di speciali bisogni di accudimento/educativi (a titolo esemplificativo MSNA, adolescenti, bambini con disabilità) deve essere collocato in un nucleo familiare a cui vengono richieste particolari competenze educative e di tempo;

f) l’affidamento residenziale familiare: quando il bambino risiede o è collocato stabilmente con gli affidatari in attesa dell’attuazione di un progetto per farlo ritornare presso i suoi genitori naturali;

         Gli interventi di cui abbiamo parlato saranno sempre, tranne nei casi già stabiliti dall’Autorità Giudiziaria, preceduti da un “Progetto Quadro” e, se sarà opportuno, da un “Progetto di Affidamento”.

         Il “Progetto Quadro”, così come descritto dagli stessi regolamenti regionali sarà elaborato dall’Equipe territoriale in forma condivisa, riguarderà l’insieme coordinato ed integrato degli interventi sociali, sanitari ed educativi finalizzati a promuovere il benessere del bambino e a rimuovere la situazione di rischio o di pregiudizio in cui questi si trova. Tali interventi saranno rivolti direttamente al bambino e alla sua famiglia naturale, all’ambito sociale e alle relazioni in essere o da sviluppare fra famiglia, bambino e comunità locale.

         Il “Progetto Quadro” comprenderà una parte descrittiva delle valutazioni diagnostiche e prognostiche riguardo la famiglia del bambino, una di definizione degli obiettivi, una di descrizione delle azioni che andranno intraprese, una dei soggetti, una delle responsabilità e una dei tempi.

         Nelle situazioni in cui è prevista l’attivazione dell’affidamento familiare il “Progetto Quadro” includerà uno specifico “Progetto di Affidamento familiare” che conterrà gli obiettivi socio-educativi legati all’esperienza dell’affidamento familiare, alla permanenza del bambino nella famiglia affidataria, ai rapporti fra la famiglia affidataria e la famiglia d’origine e con i servizi; vengono inoltre definiti con chiarezza i tempi e le responsabilità di ciascuno di questi soggetti e vengono descritte le specifiche attività rivolte a rinsaldare il legame tra il bambino e la famiglia d’origine.

         Il “Progetto di Affidamento Familiare” conterrà i dispositivi di supporto al bambino, alla famiglia d’origine e al nucleo affidatario quali:

- il servizio di educativa domiciliare;

- la partecipazione/attivazione di un gruppo di mutuo aiuto di genitori;

- l’attivazione di una famiglia d’appoggio;

- la realizzazione di percorsi di cura e di sostegno individuali e di gruppo con operatori rivolti sia ai genitori che ai bambini/ragazzi;

- le forme di collaborazione con le istituzioni scolastiche, finalizzata all’inclusione e al benessere del bambino/ragazzo a scuola;

- supporto al percorso di autonomia per ragazzi quasi/neo-maggiorenni;

- il sostegno e la facilitazione alla partecipazione ad attività sociali, culturali, sportive, artistiche, ecc.;

- l’organizzazione e predisposizione di attività/incontri per la continuità degli affetti;

- l’attivazione di altre misure sociali di sostegno alla famiglia d’origine quali il Reddito di Inclusione;

         Il “Progetto Quadro” e il “Progetto di Affidamento” in esso contenuto sarà condiviso e sottoscritto da tutti i soggetti coinvolti quali il Servizio Distrettuale per l’affidamento familiare, la famiglia d’origine, la famiglia affidataria, gli organismi del Terzo Settore, e tutti gli altri servizi o associazioni eventualmente citati nel progetto che sarà anche monitorato a cadenza trimestrale.

         Infine, per quanto riguarda il sostegno economico che, comunque prescinde dal reddito della famiglia affidataria e del nucleo mono genitoriale, da parte del Servizio Distrettuale, si penserà di proporre mensilmente, nei limiti delle risorse programmate e su suggerimento e autorizzazione della stessa Regione Lazio di:  

  • 400 euro per l’affidamento presso la famiglia che accoglie il bambino;
  • 200 euro per l’affidamento diurno familiare;
  • Un sostegno proporzionale al periodo per l’affidamento parziale;
  • 400 euro per il bambino + euro 200 per il genitore accolto per l’affidamento del nucleo mono-genitoriale a tempo pieno;
  • Euro pro quota per l’affidamento del nucleo mono-genitoriale a tempo part–time:
  • 700-1000 euro da modulare sulla base dei requisiti di competenza e di tempo richiesti alle famiglie affidatarie per l’affidamento di minori con particolari complessità. Si terrà presente che, per i bambini di età compresa tra 0 e 3 anni, il sostegno potrà essere aumentato nella misura del 25% delle suddette quote. Tale aumento è garantito nelle more dell’organizzazione distrettuale di un “corredo per l’affido” (passeggini, lettino, ecc.) da fornire in comodato d’uso alle famiglie affidatarie.
  • Per i bambini con gravi patologie sanitarie certificate, il sostegno è pari a quello offerto alle famiglie che accolgono bambini con particolari complessità in virtù delle aumentate esigenze che l’affido di tali bambini comporta. In caso di affidamento di fratelli allo stesso nucleo affidatario, l’importo del sostegno è erogato in modo uguale per ciascun bambino in affidamento.
  •  Nei limiti posti dal finanziamento regionale può essere prevista la possibilità di usufruire di rimborsi economici per straordinarie documentate esigenze del minore in affido. Il Distretto individuerà anche forme specifiche di facilitazione nell’accesso ai servizi e di agevolazioni economiche sulla base dell’ISEE della famiglia affidataria.
  • stipule per ogni minore in affidamento familiare, di una polizza assicurativa, tramite la quale il bambino è garantito dagli incidenti e dai danni che gli sopravvengano o che egli stesso potrebbe provocare.

         Il Comune di Mentana, con la presente Delega, si farà anche promotore e portavoce presso gli altri comuni del Distretto di tutti gli aspetti pratici e organizzativi per l’attuazione dell’Affidamento Familiare e la sua definizione.

Dr. Massimo Rosselli del Turco

Delegato del Sindaco per la Tutele dei Diritti dei Minori

martedì 26 marzo 2019





DA MENTANA IN PARLAMENTO


Riproposta emendata del Progetto di Legge “Mai più un bambino solo in Comunità”

Dopo la delibera sugli affidamenti dei minori che ho presentato nella mia città di Mentana e di cui avete letto, la mia intenzione è di presentare un progetto sugli affidamenti in Italia anche in parlamento sulla falsa riga di quello da me e dal prof. Stefano Boschi già presentato circa due anni fa che è rimasto fermo per la fine della legislatura. Sono intenzionato a riproporlo con alcune integrazioni.

La voce del Papa
Da: “Familiaris Consortio”
“Il diritto-dovere educativo dei genitori, - leggiamo nell’Esortazione Apostolica di Sua Santità Giovanni Paolo II all'episcopato, al clero ed ai fedeli di tutta la Chiesa Cattolica circa il compito della famiglia cristiana nel mondo di oggi - si qualifica come essenziale, connesso com'è con la trasmissione della vita umana; come originale e primario, rispetto al compito educativo di altri, per l'unicità del rapporto d'amore che sussiste tra genitori e figli; come insostituibile ed inalienabile, e che pertanto non può essere totalmente delegato ad altri, né da altri usurpato.”

Criticità dell’affidamento minorile in Italia
  1. Dal 2016 non c’è informazione e soprattutto non c’è informazione in tempo reale.
  2. Non sono state trasmesse al Parlamento relazioni ogni tre anni sull’andamento della legge sugli affidamenti di minori come reciterebbe la legge stessa. A me risultano solamente un paio e a mio parere deludenti.
  3. I dati rilevati per conoscere la situazione dei bambini fuori-famiglia nelle statistiche e nel Rapporto dei Ministeri di Giustizia e delle Politiche Sociali sono tardivi e si riferiscono sempre a dati troppo vecchi
  4. Non si è dato seguito a soluzioni delle criticità rilevate. Infatti dai quaderni del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali si deducono fatti sconcertanti che nessuno, dopo le rilevazioni si è premunito di andare a giustificare e a porre rimedio.
  5. Non c’è omogeneità nell’informazione rilevata annualmente e quindi spesso queste informazioni non sono confrontabili. Manca una griglia comune di ricerca
  6. Non si sanno ad oggi quante siano le Comunità.
  7. Non si sa ad oggi quanti siano i bambini in Comunità, Case Famiglia ecc.
  8. I dati forniti sugli allontanamenti sono spesso generici nella definizione (Es. quando si parla di “inadeguatezza genitoriale”) e quindi non si ha la vera informazione e quindi il dato non dice niente.
  9. Non tutti i Tribunali per i Minorenni hanno risposto alle interviste richieste dando scarso rilievo alle informazioni.
  10. Le Procure stesse sono preoccupate ad esempio quando ci dicono che gli assistenti sociali spesso non mandano informazioni come dovrebbero ogni sei mesi.
  11. Fra i motivi di ispezioni delle Procure non si chiarisce quali sono state le carenze e le criticità rilevate (es. quali e quanti tipi di violenza)
  12. Le Procure ci informano che incontrano delle difficoltà a fare le ispezioni nelle comunità, e se le incontrano loro figuriamoci altri. E intanto chi tutela la vita di tanti bambini rinchiusi in queste residenze?
  13. Le statistiche non hanno mai rilevato se i minori che scompaiono dalle strutture ne hanno fatto ritorno.
  14. Il Governo, il Parlamento, il Garante e l’Osservatorio non hanno mai rilevato e fatto alcunché per queste scomparse tanto è vero che nel gennaio 2015 è stata fatta un’interpellanza parlamentare dall’on. Marisa Nicchi in proposito e sempre nel 2015 io stesso in audizione in Commissione Infanzia ho fatto una denuncia dettagliata sulla scomparsa di molti bambini stranieri giunti senza accompagnamento in Italia e queste scomparse continuano tranquillamente e nell’indifferenza di tutti ad esserci, tanto che nel febbraio di quest’anno il ministero delle Politiche Sociali ci dice che sono introvabili ancora 4.324 bambini.
  15. Non sono mai state rilevate quante interviste di minori sono state fatte per abuso nelle strutture e se in quanti casi il tribunale ha seguito le indicazioni dell’intervistatore.
  16. Non è stato mai rilevato il dato di quanti interventi integrati e se sono stati fatti per ogni allontanamento per il ritorno dei minori presso la famiglia d’origine. E se non sono stati rilevati il perché non lo sono stati.

Perché, quindi, questa proposta di legge
Oltre a superare le criticità sopracitate, il Progetto di Legge che voglio presentare in Parlamento tramite alcuni Deputati di riferimento si propone di interpretare, oltre alla volontà del Papa, la voce disperata e accorata di tantissime famiglie a cui le Istituzioni italiane hanno portato via i loro figli e li hanno rinchiusi nelle Comunità Alloggio dette anche “Case Famiglia” che però spesso di famiglia hanno ben poco.
Non potendo semplicemente chiedere di chiudere queste Comunità in quanto il progetto non sarebbe attuabile e non passerebbe mai all’approvazione del Parlamento, considerando che il giro d’affari potrebbe essere stimato in milioni di euro l’anno, e anche perché queste comunità danno da lavorare a tantissime persone, abbiamo pensato di cambiare la loro attività e trasformarle da “Comunità alloggio” in “Comunità di aiuti alle famiglie”, valorizzando la loro funzione che oggi sembra gravemente compromessa dal punto di vista etico e morale.
“La situazione a cui oggi siamo di fronte in materia di affidamenti - si legge nel preambolo introduttivo del Progetto - è analoga a quella del medico che, di fronte al paziente il quale lamenta un dolore al braccio, ne prescrive l’amputazione senza aver prima tentato altre forme di terapia.
Se in ambito medico non si ragiona né si agisce in questo modo per quale motivo lo si dovrebbe fare nel caso dei disturbi della relazione che caratterizzano la famiglia o il rapporto genitore-figlio disfunzionali?
Di fronte alla disfunzionalità della famiglia il giudice, di regola consigliato dai Servizi sociali e supportato dalle consulenze tecniche, spesso decide di frantumare la famiglia, come se questa fosse una soluzione o, appunto, una terapia.
In ambito istituzionale oggi le problematiche familiari sono trattate, di fatto, come veri e propri reati piuttosto che per quello che sono, ossia forme di patologia della relazione, qualcosa quindi di cui le istituzioni dovrebbero prendersi cura come fa il Sistema Sanitario Nazionale nel caso delle malattie del corpo e dei disturbi della mente.
Sarebbe alquanto strano se una persona traumatizzata o in preda ad una crisi psicotica fosse condotta davanti al giudice piuttosto che all’ospedale!
A rendere ancor più paradossale la situazione attuale va poi annotato il fatto che, anche nei casi in cui non si osservino comportamenti ascrivibili ad un qualche reato, le problematiche familiari sono spesso “sanzionate” come se fossero tali.
Si raggiunge poi il culmine dell’assurdità se pensiamo che i provvedimento vanno nella direzione della “reclusione” del minore all’interno delle Comunità che nella realtà dei fatti spesso sono istituti all’interno dei quali si attua un vero e proprio “regime carcerario”.

I punti di forza di tale progetto
  1. Integrazione armonica tra giurisprudenza e psicologia finalizzata alla tutela del minore
  2. Azione riparativa nei confronti della famiglia disfunzionale, della genitorialità, delle condizioni del minore con particolare riguardo al piano relazionale
  3. Trasformazione del malcontento sempre più diffuso nella popolazione dei genitori in soddisfazione nei confronti delle istituzioni che si occupano dei loro figli
  4. Riqualificazione delle comunità di accoglienza minorile da “comunità di tipo familiare” a “comunità di consulenza per la famiglia”, il che si accompagnerebbe ad un incremento delle entrate nel momento in cui la comunità viene utilizzata per gli interventi sulla famiglia e sulla genitorialità piuttosto che esclusivamente o prevalentemente nelle situazioni estreme di grande disfunzionalità.
  5. Riqualificazione degli psicologi che attualmente lavorano all’interno delle comunità e opportunità di impiego altri (in Italia abbiamo circa un terzo degli psicologi di tutta Europa, di cui gran parte si trovano senza impiego)
  6. Diminuzione drastica dei futuri costi sociali legati a questioni di salute pubblica e al disadattamento sociale, le cui basi (stando ad un’ampia letteratura scientifica) sono create dai problematiche infantili di natura relazionale
  7. Risparmio economico sui costi dell’accoglienza, come sta facendo la città di Mentana di cui vi ho accennato ieri e dove sono il delegato per la Tutela dei Diritti dei Minori.
    La Spesa Sociale del nostro paese dal 2009 è passata da 6.987.759.161 di euro a 5.492.483.600 nel 2012 in percentuale dal 7,42% allo 0,2 %, quindi questi dati sono la dimostrazione che i finanziamenti sono veramente pochi. Mai come oggi, quindi, si sente i bisogno di ottimizzare le spese sociali ed in particolare gli affidamenti dei minori allontanati dai loro genitori per seri motivi di salvaguardia della loro salute psicofisica. Secondo il progetto presentato, i bambini non saranno più domiciliati presso strutture ma solamente presso famiglie sia quelle naturali che affidatarie che hanno un costo sei volte più basso - Si pensi che i contributi medi nel 2010 erogati alle famiglie affidatarie hanno variato da un minimo di 304 euro ad un massimo di 532 euro al mese, quelli per le Comunità da 71 a 99 euro al giorno! Se si moltiplicano i contributi giornalieri per 30 giorni si va da 2130 euro a 2970 euro mensili per le Comunità. E’ ovvio quindi che sarebbe il caso quindi di spingere sempre più l’affidamento presso le famiglie mentre le statistiche oggi dicono il contrario. Si pensi che nel 2014 in un comune preso a campione il costo dell’affidamento in Comunità è stato di più di 360.000 euro e il costo in affidamento presso le famiglie è stato pari a “0 euro”! E quello per la prevenzione è stato di soli 10.000 euro! Quanto danaro pubblico si potrebbe risparmiare se fosse già passato il Progetto?
  8. Opportunità di ristrutturare l’intero settore sociale riguardante la tutela del minore, vista la centralità del ruolo delle comunità minorili nel panorama istituzionale globale della presa in carico del minore stesso.

Conclusioni
“La soluzione che appare la più congrua - leggiamo anche nelle conclusioni della proposta di legge - è ristrutturare la funzione della comunità rendendola il luogo dove la famiglia o quel che ne rimane possono ricevere la cura necessaria al ripristino dei rapporti di cui il minore ha disperato bisogno, dato che il suo sviluppo psichico, emotivo, cognitivo di quelli si nutre.
Questa soluzione può mettere tutti d’accordo: sgrava i tribunali ordinari da un compito che non compete loro, ossia decidere come ripristinare le sorti della famiglia disfunzionale, rende superflui i tribunali minorili, solleva i Servizi Sociali da una funzione alla quale non sono preposti, rivaluta infine le comunità come luogo virtuoso con la possibilità che vedano addirittura aumentare il loro giro d’affari; in ultimo, soddisfa realmente il bisogno dei minori e delle loro famiglie.
La comunità possono, inoltre, diventare il luogo di promozione della cultura della famiglia, in cui si fa informazione, si favorisce la crescita personale sul piano della genitorialità e della bigenitorialità, si formano operatori e, in prima battuta, il luogo in cui si lavora fattivamente per risolvere le problematiche familiari, un virtuoso esempio per il resto d’Europa.”

Tutto ciò comunque, soprattutto nel primario interesse e nel diritto alla felicità dei nostri figli più sfortunati.

Massimo Rosselli del Turco

giovedì 8 novembre 2018



Esiste ancora la famiglia?


      

Soltanto sei mesi fa scrivevo in un mio articolo intitolato L’Italia dei bambini nel vento:
“C’era una volta una famiglia” in Italia, si, forse “c’era una volta”! Sembra l’inizio di una favola, invece è l’inizio di una tragedia, una tragedia tipica italiana che nasce nel nostro paese dove sembra che la democrazia sia solo una facciata di comodo.
Siamo in Europa, ma ci siamo perché non abbiamo alternativa e la nostra Giustizia in molti casi ci rappresenta come un belletto che dopo averci costruiti finti si cancella prima di andare a dormire perché non si dorme truccati.
E noi dormiamo sonni da anni e la Giustizia, come noi italiani, sembra si sia addormentata aspettando tempi migliori.”
Oggi sono costretto a chiedermi ancora una volta, perché non mi voglio rassegnare: ”Esiste ancora una famiglia in Italia? E guardate non faccio riferimento alle statistiche, io sto parlando della famiglia che ho conosciuto da bambino quando si festeggiava il Natale e con lui l’albero di Natale, si aspettava la notte della Befana per i regali e non si dormiva per la gioia di svegliarsi presto e benedire quei giorni con i genitori che rappresentavano un valore, una sicurezza, comunque un riferimento siano essi stati poveri che benestanti.
E quei riferimenti la Befana e l’Albero che di certo non hanno solo radici nelle nostra religione erano entrate a far parte delle nostre famiglie come se fossero da sempre riferimenti cristiani e quindi nelle nostre case come facenti parte di un’unione indissolubile d’amore e di certezze comuni a tutti noi italiani.
Altri tempi? È ora di cambiare? Cambiare cosa? Se mi ricordo al di la delle certificazioni, la famiglia era una garanzia d’amore e di affetti cementati dalla presenza di due genitori che garantivano con la loro presenza e il loro insegnamento una stabilità ed una sicurezza indispensabili. Il rispetto dovuto a mio padre e a mia madre non era messo in discussione perché avrei messo me stesso in discussione, erano la base della mia quotidianità, la certezza del mio futuro.
Oramai dopo anni che studio il Diritto di Famiglia mi sto rendendo conto che il mio mondo e quello dei miei figli ci sta crollando addosso e comincio  chiedermi il perché di questo disastro. Mi sono guardato intorno e mi sono reso conto che fatico a trovare coppie ancora sposate. Siamo quasi tutti separati, divorziati, o ad un secondo o terzo matrimonio.
Allora mi richiedo: esiste ancora una famiglia?
La mia risposta è ancora SI perché la famiglia è il luogo degli affetti e dell’amore. Ma dov’è? Certo non è più la famiglia che conoscevo da bambino, quella rimarrà nel nostro cuore comunque possano cambiare i tempi e le tradizioni, ma l’amore esiste ancora ed è li che dobbiamo insistere, sulla ricerca dell’amore. Dare ai nostri figli comunque amore anche nella disgrazia delle separazioni e dei divorzi, anche se la vita ci ha costretti a lasciare la casa o a rimanere soli.
Dai figli non si divorzia e saremo sempre i loro genitori.
Ma non basta: le Istituzioni ci aiutano o ci lasciano soli di fronte  ai problemi dovuti al disgregamento della famiglia tradizionale? Bene, il divorzio è da tempo Legge, l’abbiamo votato anni fa e non voglio entrare ancora in merito al problema, ma pretendo ora che lo Stato, inteso come Istituzioni ci aiuti a proteggere i nostri figli in un momento di così grave pericolo. Non basta, a mio avviso, una Legge che garantisca la possibilità di potersi separare per sempre dalla persona che hai sposato e che non ami e non ti ama più più e che spesso ti sta facendo del male, ora voglio dallo Stato la possibilità di aiutare i nostri figli, pretendendo da lui solidarietà e soprattutto che non ci lascino soli.
In questi anni  ho maturato la sensazione che si faccia molta demagogia intorno alle separazioni ed ai divorzi per non affrontare  il vero problema che è la speculazione, l’affare milionario che c’è dietro. Allora dobbiamo chiederci: a chi giova mantenere una situazione di stallo perenne? Perché non lavoriamo insieme per aiutare i nostri figli? Perché continuiamo a farci la guerra? Ho l’impressione che al di la delle belle parole, si facciano crociate telecomandate da media interessati che creando divisioni tendano a mantenere uno “status quo” che non gioverà a nessuno tantomeno ai nostri figli.
È da tempo che mi chiedo, e prego chi mi legge di riflettere:
Oggi si parla tanto dei diritti dei minori e quasi mai dei diritti della famiglia che, per definizione, si parlerebbe anche dei diritti dei bambini. Perché allora insistiamo così tanto sui diritti dei minori se è la famiglia stessa che deve proteggere i propri figli?
Rifletto: se si stabilisce che un bambino può essere protetto anche fuori della propria famiglia, e questo assioma non è solamente un’eccezione, ma diventa una regola, si aprono le porte ad un mercato degli affidamenti e adozioni immensamente ricco. Se tuteliamo “La Famiglia” il bambino deve vivere, se non in casi eccezionali, nella sua famiglia.
Oggi un bambino di 12 anni, recita la Legge, può essere sentito e decidere se vuole vivere con la madre o con il padre. Nelle separazioni questo vuol dire anche che la casa coniugale rimane al genitore scelto dal figlio. L’altro esce di casa, deve lasciare tutto e portarsi con se solo l’indispensabile. Questo significa anche che vedrà i figlio, se è fortunato, solo un paio di volte a settimana e nei weekend alternati. Quindi decidono i bambini e quasi sempre i genitori (entrambi) perdono di autorevolezza. A volte, padri o madri scellerati cominciano ad alienare i propri figli ben sapendo che con la loro volontà avranno un potere decisionale anche sulla vita dell’altro genitore. A volte il genitore alienato si arrende all’evidenza e sparisce.
Troppo potere ai bambini?, forse, come al solito, per affermare un diritto sacrosanto, in Italia si fa troppa demagogia. Il bambino oggi decide sulla vita dei genitori e loro perdono di autorevolezza con tutte le conseguenze del caso.
Quanti genitori separati conoscono questi problemi e quanti chiedono aiuto alle Istituzioni che per quanto mi risulta aggravano spesso le situazioni già molto difficili.
Allora cominciamo a rimettere la Famiglia al centro della nostra vita sociale, ridiamo ai genitori il diritto di poter decidere sulla vita dei propri bambini anche nelle separazioni e nei divorzi e chiediamo allo stato di aiutare veramente i genitori responsabili e stabiliamo regole condivise e ben precise affinché i professionisti addetti ai lavori abbiano una preparazione adeguata.
Ma lo Stato da solo non può comunque supplire alle carenze genitoriali nelle situazioni di crisi e credo che i genitori stessi per primi in quelle occasioni debbano capire e comportarsi con una maturità e un amore particolari.
Voglio terminare quindi con una speranza che ci viene dall’Esortazione Apostolica all'episcopato di Papa Giovanni Paolo II che dovrebbe far riflettere tutti noi e chi è preposto a volte a decidere per noi:
“I genitori, poiché hanno trasmesso la vita ai figli, hanno l'obbligo gravissimo di educare la prole: vanno pertanto considerati come i primi e principali educatori di essa. Questa loro funzione educativa è tanto importante che, se manca, può appena essere supplita. Tocca infatti ai genitori creare in seno alla famiglia quell'atmosfera vivificata dall'amore e dalla pietà verso Dio e verso gli uomini, che favorisce l'educazione completa dei figli in senso personale e sociale. La famiglia è dunque la prima scuola di virtù sociali di cui appunto han bisogno tutte le società. il diritto-dovere educativo dei genitori si qualifica come essenziale, connesso com'è con la trasmissione della vita umana; come originale e primario, rispetto al compito educativo di altri, per l'unicità del rapporto d'amore che sussiste tra genitori e figli; come insostituibile ed inalienabile, e che pertanto non può essere totalmente delegato ad altri, né da altri usurpato.”




domenica 15 aprile 2018





Una famiglia dispersa

Una famiglia povera che si muove cercando casa da un paese all’altro. Nessuno l’aiuta e una bambina non va a scuola. 
I genitori finalmente trovano un alloggio di emergenza da un amico del padre in un paese del Centro Italia, ma i soldi non bastano e fra un piccolo affitto, le utenze e le spese di tutti i giorni, i genitori non possono più pagare la mensa scolasrica alla loro figlia. Lei si vergogna perché ogni volta, quando tutti vanno a tavola, lei deve uscire, se non si paga non si mangia, per cui si confida con i genitori e non vuole andare a scuola, pensa che i compagni la prendano in giro perché è povera. La mamma che è una maestra la consola e pensa di aiutarla facendola studiare a casa con lei: errore madornale.
Dopo circa quattro mesi la scuola avverte i carabinieri che avvisano il Servizio Sociale.
L’Assistente Sociale si reca a casa della famiglia e non trova alcuno. La porta è sbarrata, dalle finestre sembra tutto spento. Risponde solo un vicino di casa che parla con l’impiegata del comune e racconta che vede pochissimo la bambina perché la mamma, a suo dire, la tiene sempre dentro casa, non la fa mai uscire perché teme che le rubino la figlia, chiude sempre le finestre perché teme che entrino gli insetti di cui ha paura: la descrive, comunque, come una povera complessata che costringe la bambina segregata in casa.
L’assistente Sociale la sera stessa scrive al Pubblico Ministero competente il quale gira, virgolettando, ciò che ha ricevuto al Tribunale dei Minorenni. L’Assistente Sociale, intanto, il giorno dopo la prima visita, torna a conoscere la famiglia, la casa è pulita e in ordine, c’è solo il bagno otturato perché non è ancora venuto l’idraulico, la bambina è a letto malata. La visita si conclude con l’intimazione alla mamma di portare il giorno dopo la bambina a scuola: la mamma rassicura. 
Inaspettatamente dopo mezz’ora l’Assistente Sociale ritorna e porta via la bambina. A nulla valgono i pianti e il dolore della donna che chiede di accompagnare almeno la figlia perché è febbricitante. Durante il viaggio la bambina vomita ed è impaurita. Il cammino è lungo, dura più di un’ora di macchina: la sera la piccola saluta la mamma e non tornerà mai più a casa. Oggi è stata adottata.
L’Assistente Sociale, comunque, relazionerà di nuovo al Tribunale dei Minorenni alcuni giorni dopo, quando i giudici, senza aspettare nemmeno la sua relazione, dopo aver conosciuto la famiglia, aavevano già emesso un’ordinanza per allontanare la bambina da casa.
Quindi traduco: l’Assistente Sociale ha allontanato la piccola, supponiamo con un provvedimento d’urgenza (Art.403 c.c.), mai visto agli atti, firmato da chi? Con quale motivazione? E il Tribunale dei Minorenni convaliderà l’allontanamento senza sapere alcunché della famiglia basandosi solamente sulle parole di un vicino di casa che, fra l’altro, smentirà per iscritto gran parte di quello che aveva relazionato l’Assistente Sociale stessa.
Passano i mesi, ci si accerterà se i genitori sono sani di mente, se sono adatti ad allevare una figlia, cosa che risulterà dalle visite fatte alla ASL del luogo che dice che la bambina, per loro, può ritornare dai genitori.
Il Tutore, non contento chiede al giudice, che concede, di fare un’ulteriore visita presso un centro privato (chissà perché?). Qui si dubita della loro genitorialità e la bambina rimane in comunità.
Allora arriva anche la Procura, perché, se è stata allontanata una bambina, i genitori potrebbero essere anche maltrattanti? Mesi di indagini e alla fine i due non vengono nemmeno rimandati a giudizio con queste parole:
“gli elementi in atti [sono] insufficienti, e comunque ampiamente inidonei a sostenere l’accusa in giudizio […] Va ricordato che le indagini hanno escluso qualsiasi maltrattamento fisico (percosse abituali) dei genitori nei confronti della figlia, ed è anzi emerso un profondo attaccamento degli stessi (soprattutto della madre) a […]. Non sono state riscontrate in alcun modo neanche vessazioni di carattere psichico (ingiurie e minacce)”.
Ci chiediamo quindi: “perché questa bambina non è tornata a casa?” 
Nessuno ce lo dirà mai, o meglio c’è stata una sentenza, anzi tre, fino alla Cassazione. Quindi Giustizia è fatta!

mercoledì 11 aprile 2018



Italia crudele

Certe volte mi chiedo se oramai ci siamo abituati alle tragedie; ed io per primo.
Oggi riflettevo chiedendomi se tante storie di bambini sottratti dalla Giustizia ai loro genitori ci abbiano reso insensibili.
Insensibili. Proprio così, ci stiamo abituando a queste brutture, oramai  sta diventando quasi normale sentire queste storie e renderci  conto che, per quanto ci si possa dare da fare, tutto continua sempre come prima. 
Allora mi sono chiesto perché nella mia Italia che da bambino mi hanno insegnato ad amare, di cui mi hanno raccontato essere madre di uomini che hanno dato la loro vita per un ideale, di uomini che sono stati nel mondo esempi di cultura e di passione, mi chiedo cosa sta succedendo? Chi siamo diventati se ora accettiamo tanta ingiustizia su degli innocenti, se accettiamo che invece di aiutare le loro famiglie l’unica cosa che sappiamo fare è quella di togliere loro i figli…è come pensare di curare una ferita in un braccio amputando l’arto. E la cronaca odierna, se ci da l’informazione ci parla di bambini rinchiusi nei nuovi orfanatrofi, qualcuno un po più moderno, qualcuno un po più antico, ma pur sempre luoghi dove questi sfortunati figli vivono da soli lontani dai loro genitori, spesso colpevoli solamente di averli amati troppo, si perché è storia recente di madri a cui sono stati tolti i figli perché accusate di essere troppo protettive, di soffocarli con il loro amore! Mi chiedo quanto amore deve dare una madre o un padre al proprio figlio? Ricordo che da bambino a volte avrei voluto sparire fra le braccia di mia madre, ci sono circostanze e circostanze, momenti particolari della vita in cui un bambino ha bisogno, solo bisogno di essere abbracciato, ha bisogno di sentirsi protetto e amato.
Mi chiedo come si fa a pensare che una casa anonima, un luogo per quanto sia accogliente, quando lo è, possa sostituire la propria casa e i propri genitori! A volte mi chiedo se chi ordina simili disposizioni si renda conto di quello che sta facendo o se tutto diventa burocrazia e la sensibilità non abbia più posto nei loro cuori.
Certo i bambini vanno salvati e allontanati da genitori violenti e maltrattanti, ma è sempre così?,
Queste pagine che ho chiamato “Il Caso” vi metteranno a conoscenza di allontanamenti di minori e della sofferenza delle loro famiglie.
Tempo fa ho conosciuto dei genitori a cui avevano tolto i figli. Lo stesso tribunale solo sette mesi prima dell’allontanamento aveva decretato che i bambini dovessero vivere con La madre e che il padre potesse continuare a vederli.
Il padre è un dipendente del Ministero della Difesa, una pesona stimata e perbene; il suo colonnello comandante diceva di lui con un attestato di rendimento di servizio:“ Il sig.[…] durante il periodo di servizio presso questo comando, ha sempre svolto la propria attività lavorativa con regolarità, impegno, eseguendo quanto richiestogli nei tempi e nelle modalità indicate. Ha dimostrato inoltre, di essere un corretto collaboratore, pacato nei modi, educato e disponibile nei confronti dei colleghi”.
Ho conosciuto anche la casa dove abitano ancora,che è dignitosa, pulita e in ordine ed ho letto tutti gli incartamenti giudiziari e, a mio parere, niente poteva far pensare ad un allontanamento dei loro bambini che avevano, peraltro, più volte chiesto di tornare dai genitori. Che io sappia,  sono ancora rinchiusi in una comunità senza poterli vedere oramai da più di un anno.
Questa la sentenza:
[n.d.r. il Tribunale] P.Q.M.
“Dichiara [I genitori] decaduti dalla responsabilità genitoriale […e ] lo stato di adottabilità dei minori predetti, con l’interruzione, graduale, dei rapporti tra gli stessi, i genitori, ed i rispettivi nuclei familiari […]”
Qualche giorno dopo i Servizi Sociali scrivono:
“Questo ufficio sociale in accordo con la casa famiglia […] stabilisce che a decorrere da martedì 13 dicembre p.v. i minori […] possono incontrare il padre [n.d.r. solo il padre e non la madre] nei seguenti giorni in vista dell’interruzione dei rapporti: Martedì 14 dicembre p.v. dalle ore 16,30 alle ore 17,30 e mercoledì 28 dicembre p.v. dalle 16.00 alle 17.00.”
Immaginate l’ultimo incontro?
Potete pensare di vedere i vostri figli un’ultima volta quel giorno e poi mai più?
Potete immaginare degli orfani con i genitori ancora in vita?
Tutto questo accade dopo la sentenza di primo grado, prima che sia finito il giudizio che potrebbe durare altri anni fino alla sentenza definitiva di Cassazione.
Allora il paradosso quindi ci dice che:
I bambini, dopo anni che non vedono la famiglia, in teoria, potrebbe ritornare a casa e il tribunale potrebbe dire che non dovevano essere allontanati!?
Ovviamente questo non succede quasi mai perché a questo punto la Cassazione di solito decide di allontanare definitivamente i bambini dalla famiglia e  mandarli in adozione….questo ovviamente nel "maggiore interesse dei minori!"
Questa la motivazione più usata: “Dopo anni, come si può togliere un bambino da un ambiente in cui vive da cosi tanto tempo! Oramai la sua famiglia è quella dove vive ora!”
Credo non ci sia bisogno di aggiungere altro. Così infatti è stato tante volte e sarà.