giovedì 10 settembre 2026

 


Considerazioni sulle conseguenze nella qualità di vita di un bambino allontanato dai genitori

Da studi fatti a livello europeo e riportati dal dr. Vittorio Vezzetti su “Pediatria Preventiva e Sociale” ed anche dal dr. Massimo Rosselli del Turco sul suo blog Giuridico e Sociale,[1] leggiamo che generalmente si tende a credere che i danni sui minori da deprivazione genitoriale siano esclusivamente danni psicologici, sappiamo con certezza che i bambini allontanati dai genitori naturali riportano spesso anche numerosi danni fisici quindi, scarso sviluppo e scarsi esiti di salute fisica nel breve e nel lungo termine.

I danni fisici derivano spesso dagli stessi danni della psiche, infatti, il mantenere un bambino, soprattutto se molto piccolo, troppo a lungo in una situazione di stress senza proteggerlo con azioni terapeutiche possono:

·       alterare la neurobiologia del cervello causando spesso problemi nella regolazione

dell’emozione, a quelli dell’attenzione, ed anche danni nell’attività fisica e motoria del bambino.

·       specie in situazioni di carenza affettiva dopo la separazione del minore da uno o entrambi genitori, agendo sulla lunghezza dei telomeri, e sulla e sulla produzione di sostanze pro-infiammatorie vanno ad aumentare molte malattie del metabolismo, la sopravvenienza di cancro, patologie alle ossa dello scheletro;

·       se geneticamente predisposti, i bambini, diventati grandi, saranno spesso soggetti ad attacchi di panico e quindi aumento della respirazione, aumento del battito cardiaco, tremori, dolori al petto, sudorazione abbondante, asfissia e iperventilazione, nausee e mal di pancia, paura di impazzire, ipertensione ecc.;

·       creare problemi sull’assetto ormonale come deficit d’increzione del GH (nanismo psico-sociale, nella vecchia dizione) o evidenze sulla modulazione dell’effetto di Glucocorticoidi (ormoni dello stress) o produzione di Ossitocina (ormoni dell’empatia e dell’innamoramento);

·       creare chiare evidenze sugli aspetti bi-umorali come l’aumento della proteina infiammatoria creativa o aumento dei livelli di citochine;

·       facilitare gravidanze non volute;

·       dar luogo a tabagismo;

·       indurre alla propensione all’alcolismo;

·       indurre alla propensione alla dispersione scolastica.

A proposito dell’allontanamento del minore dalla propria famiglia è interessante riportare ancora una volta la relazione congiunta intitolata “Linee Guida per il diritto allo Studio delle alunne e degli alunni fuori dalla famiglia di origine” e firmata dalla Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza Filomena Albano e la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli[2]:

“L’esperienza degli educatori e la ricerca sul tema evidenzia gli elevati livelli di insuccesso scolastico dei minorenni che crescono al di fuori della loro famiglia, che si manifestano con carriere scolastiche più brevi e rapidamente professionalizzanti, con bocciature frequenti, abbandono precoce, alti livelli di assenze e il conseguimento di esiti sistematicamente inferiori nelle competenze di base. - Si delinea, pertanto, un profilo tipico da deprivazione (deprivation-specific psychological patterns), che presenta le seguenti caratteristiche:

- scarsa competenza verbale: a 3 anni i bambini che vivono in un contesto deprivato conoscono metà delle parole dei soggetti avvantaggiati e la forbice si allarga ulteriormente nel tempo. Le interazioni verbali nei contesti deprivati sono brevissime e vengono formulate generalmente sotto forma di comandi;

- carenze nelle funzioni esecutive, ovvero nell’attenzione, nella memoria di lavoro (fissazione di sequenze ordinate) e nella capacità di inibire, di fronte ad uno stimolo interno o esterno, una risposta istintiva, preferendone una alternativa derivante da un ragionamento. I bambini svantaggiati presentano infatti difficoltà di progettazione, organizzazione, regolazione dei comportamenti e nella flessibilità di adattamento;

- scarsa competenza logico-deduttiva (problem-solving);

- carenze nella capacità critica e nel pensiero generativo (nella fluidità ideativa);

- carenze di autoregolazione, stima di sé e motivazione. L’esperienza della carenza o della deprivazione di cure familiari crea una sofferenza profonda nel minorenne e una difficoltà nella formazione di un concetto di sé positivo. Spesso è proprio il disagio emotivo ad impedire il normale funzionamento delle funzioni cognitive.

- bisogno di continuità: dati i frequenti cambiamenti che possono caratterizzare la loro vita scolastica (es. transizione dalla famiglia d’origine a quella affidataria, con modalità di vita, principi e valori spesso diversi tra di loro; o alla comunità, transizione dalla comunità ad una famiglia) i minorenni con disabilità, disturbi o difficoltà di apprendimento, frequentemente si trovano a dover affrontare i momenti di transizione, già complicati, senza il necessario sostegno. Il cambio di collocazione, e quindi di scuola, non è per forza corrispondente con i momenti in cui occorre effettuare le richieste delle risorse di personale per il sostegno o il momento adatto per la redazione del Piano didattico personalizzato; da ciò consegue che l’alunno subisce un momento di destabilizzazione dovuto alla mancata continuità.”[3]

E ancora:

“La Klein - psicoanalista austriaca[4] - nel suo modello ipotizzò […] la presenza di oggetti interni – quindi di predisposizione alla relazionalità – all’interno della struttura psichica del bambino fin dalla nascita. I lavori di M.K.[5]sottolineano l’importanza fondamentale della prima relazione oggettuale del bambino – il rapporto con il seno materno e con la madre - giungendo alla conclusione che “se questo oggetto primario, che viene introiettato, mette nell’ Io radici abbastanza salde, viene posta una base solida per uno sviluppo soddisfacente. Fattori innati contribuiscono a questo legame “. Inoltre ha più volte evidenziato che questo legame precoce è basilare per lo sviluppo di ogni successivo rapporto d’amore. Per la Klein le persone che non hanno saputo stabilire un rapporto valido con il primo oggetto e che non hanno saputo conservare della gratitudine per esso vanno più soggette a modifiche del carattere che si rilevano come gravi alterazioni della personalità. Per Winnicott[6] la madre già nei primi mesi di gravidanza entra in uno stato psicologico di preoccupazione materna primaria, in cui fornisce al bambino un ambiente psichico e fisico di sostegno (holding), pone in secondo piano i propri bisogni e si sintonizza con quelli del bambino. In questo modo riesce a soddisfare i bisogni del piccolo non appena questi si manifestano. In questa fase dello sviluppo il bambino attraversa uno stato di onnipotenza soggettiva in cui[7], essendo ancora un tutt’uno con la madre, crede di poter soddisfare da solo i propri bisogni. Successivamente quando la madre esce dallo stato di preoccupazione materna primaria e inizia a “riattivare” i propri bisogni e desideri, il bambino sperimenta le prime frustrazioni ed è proprio attraverso queste frustrazioni che il bambino inizia a percepire la realtà esterna e, uscendo dallo stato di onnipotenza soggettiva, attraverso una fase di transizione – in cui si relaziona con il cosiddetto oggetto transazionale – raggiunge la maturità psicologica Winnicott[8] definisce fase transizionale dello sviluppo dell’Io, quella attraverso cui, tra i quattro e i dodici mesi, il bambino costruisce un rapporto tra pura soggettività e realtà oggettiva. Winnicott ha postulato uno spazio potenziale tra il bambino e la madre, che viene colmato da specifici oggetti simbolici definiti oggetti transizionali; questi permettono alla madre di allontanarsi, mentre il bambino se la sente vicino simbolicamente. Per la formazione di un Sè integro ed autentico occorrono, quindi, il potenziale ereditario del bambino e una madre “sufficientemente buona”. Dunque per Winnicott il rapporto con la madre deve assolvere ad una duplice funzione: sostenere il bambino ed introdurlo nel mondo reale. Il modello di Bowlby[9], la cosiddetta teoria dell’attaccamento, rappresenta tutt’oggi l’orizzonte di riferimento principale della psicologia dello sviluppo. Bowlby scardina il primato delle pulsioni freudiano (libido o pulsione di vita e aggressività o pulsione di morte) ponendo al centro del comportamento e della psiche umana il sistema d’attaccamento, che diviene quindi il sistema motivazionale principale del comportamento umano. Secondo Bowlby le interazioni tra madre e bambino (che iniziano già durante la gravidanza, e che vanno dall’abbraccio allo scambio di sguardi, alla nutrizione, alla consolazione ecc.), strutturano ciò che viene definito sistema d’attaccamento, il sistema che guiderà (anche nella vita adulta) le interazioni e gli scambi relazionali affettivi. Gli studi di Bowlby e dei suoi collaboratori hanno evidenziato come il legame iniziale che ogni bambino instaura con la propria madre dipenda da un bisogno innato di entrare in contatto con gli appartenenti alla propria specie. La relazione che unisce madre e bambino è determinata geneticamente ed è basata su una motivazione primaria al contatto sociale. Il modello bowlbiano presenta il grande contributo innovativo di aver ancorato la “sociabilità” del piccolo dell’uomo alla propria base filogenetica e biologica. L’attaccamento è un legame reciproco emotivo e strumentale la cui funzione adattiva è la protezione dai predatori.”[10]

E ancora

L’analisi del materiale che abbiamo proposto sposta il focus dal piano logistico-amministrativo (la mancanza di strutture e la programmazione regionale carente) a quello neurobiologico, clinico e pedagogico.

Le informazioni da noi riportate mettono in luce un dato scientifico ormai ampiamente validato: la separazione dai genitori biologici non produce solo una sofferenza psicologica astratta, ma, come abbiamo detto,  provoca una vera e propria cascata di alterazioni fisiche, organiche e cognitive.

Sviluppiamo adesso un’analisi critica strutturata che unisce i dati medici (Vezzetti), i dati istituzionali sulla scuola (Linee Guida Albano-Fedeli) e i modelli della psicologia dello sviluppo (Klein, Winnicott, Bowlby).

1. La somatizzazione dello sradicamento: l'asse stress-biologia

La tesi sollevata dai clinici demolisce il dualismo mente-corpo. Lo stress da allontanamento, se non elaborato e cronicizzato, si traduce in tossicità biologica:

  • L'asse HPA e il cortisolo: L'allontanamento privo di una figura di transizione sintonizzata iper-attiva l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene. L'esposizione cronica a livelli elevati di glucocorticoidi (ormoni dello stress) altera la neuroplasticità cerebrale, in particolare nell'ippocampo (memoria) e nell'amigdala (emozioni).
  • Infiammazione e invecchiamento cellulare: Il riferimento all'accorciamento dei telomeri (le estremità dei cromosomi che indicano l'invecchiamento cellulare) e all'aumento della Proteina C-Reattiva (PRC) e delle citochine dimostra che l'allontanamento coatto può agire come un acceleratore biologico di patologie croniche in età adulta (cardiovascolari, metaboliche, autoimmuni). Il corpo del bambino "tiene il punteggio" del trauma subito.

2. Il "profilo da deprivazione" e lo svantaggio scolastico

Le Linee Guida MIUR-Garante Infanzia evidenziano come lo sradicamento familiare di cui abbiamo già in parte parlato impatti direttamente sulle funzioni esecutive:

  • Funzioni esecutive compromesse: Un cervello immerso nella modalità di "sopravvivenza" (causata dallo stress da separazione) non ha le risorse energetiche e neurologiche per attivare la memoria di lavoro, l'attenzione selettiva o la pianificazione logica. Il deficit cognitivo non è quindi quasi mai innato, ma indotto dall'ambiente instabile.
  • Il paradosso della burocrazia scolastica: le informazioni fin qui riportate sollevano una critica fondamentale alla continuità didattica. I tempi del tribunale e dei trasferimenti logistici dei minori (da una struttura all'altra o fuori regione) non coincidono mai con i tempi della programmazione scolastica (es. scadenze per i Piani Didattici Personalizzati - PDP). Il minore si trova così doppiamente penalizzato: emotivamente sradicato e didatticamente abbandonato.

3. La lettura psicanalitica e dell'attaccamento: la distruzione delle fondamenta

I richiami a Klein, Winnicott e Bowlby offrono la chiave di lettura sul perché il danno sia così profondo:

  • Perdita dell'oggetto primario (Klein): Se l'oggetto primario (es. la madre) viene rimosso violentemente o bruscamente prima che sia stato strutturalmente interiorizzato come "buono" e stabile, l'Io del bambino si frammenta. La capacità futura di provare gratitudine e fiducia nel mondo viene gravemente compromessa.
  • Il crollo dell'holding (Winnicott): L'allontanamento spezza l'ambiente di supporto (holding) e l'illusione di onnipotenza necessaria al neonato per strutturare un “Sé” integro. Senza una madre "sufficientemente buona" (o un sostituto materno immediato, stabile e individualizzato), il bambino sviluppa un Falso Sé adattivo, una maschera di compiacenza che nasconde un vuoto emotivo devastante.
  • Il sistema di attaccamento come salvavita (Bowlby): Per Bowlby l'attaccamento è un bisogno primario, filogeneticamente programmato per la sopravvivenza. Spezzare questo legame senza una transizione protetta equivale, nella percezione biologica del bambino, a essere esposto direttamente ai "predatori". Il panico e l'iperventilazione in età adulta sono i residui di quel terrore ancestrale di abbandono.

Sintesi della Critica: Il costo dell'allontanamento istituzionale

L'allontanamento di un minore – in particolare nella prima infanzia (0-6 anni) e soprattutto se attuato lontano dal territorio d'origine (fuori regione/distretto) – non può più essere considerato una misura "neutra" di protezione sociale. Se il sistema pubblico allontana un bambino per proteggerlo da un contesto familiare inadeguato, ma lo inserisce in un circuito istituzionale frammentato, instabile e geograficamente distante, sta sostituendo un danno privato con un danno di Stato.

Le evidenze pediatriche e psicologiche impongono un cambio di paradigma:  l'allontanamento deve essere, come da giurisprudenza, l'estrema ratio, e qualora si renda indispensabile, deve avvenire mantenendo la massima prossimità geografica, garantendo la continuità scolastica e, soprattutto nei piccolissimi, privilegiando l'inserimento immediato in famiglie affidatarie formate (affido neonatale) piuttosto che in strutture residenziali, per evitare che la deprivazione affettiva si trasformi in una patologia medica permanente.

Riferimenti Scientifici e Istituzionali di Supporto

Per approfondire la letteratura scientifica internazionale e i documenti istituzionali italiani relativi a questa tematica, è possibile consultare le seguenti fonti ufficiali:

  • Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Quaderni della Ricerca Sociale: Per consultare i dati ufficiali sulle tendenze dell'affido e delle strutture residenziali in Italia (inclusi i recenti report SIOSS come il QRS 66).
  • Autorità Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza (AGIA): Per scaricare i protocolli e le Linee Guida nazionali sul diritto allo studio e il benessere dei minorenni fuori dalla famiglia d'origine.
  • Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS): Per rintracciare gli studi clinici sull'impatto neurobiologico dello stress precoce (Early Life Stress) e della deprivazione genitoriale nei bambini.
  • PubMed / NCBI (National Center for Biotechnology Information): Per la letteratura medica internazionale indicizzata riguardante gli effetti dei traumi infantili sulla lunghezza dei telomeri, sull'asse HPA e sulla produzione di citochine infiammatorie (parole chiave utili: "early life stress telomeres", "childhood deprivation inflammation").

 



[4] Melanie Klein, austriaca naturalizzata britannica (Vienna, 30 marzo 1882 – Londra, 22 settembre 1960)

[5] Invidia e gratitudine, Melanie Klein 1985 Martinelli Ed

[6] Pediatra e psicoanalista britannico (Plymouth 7 aprile 1896 – Londra, 28 gennaio 1971)

[7] Invidia e gratitudine, Melanie Klein 1985 Martinelli Ed

[8] Sulla natura umana, D. Winnicott 1988 Raffaello Cortina Ed.

[9] John Bolwby,  medico e psicoanalista britannico, che ha esaminato e definito in particolare la teoria dell'attaccamento, madre-bambino e quelli legati alla realizzazione dei legami affettivi con la sua della famiglia. (Londra il 26 febbraio 1907– Isola di Skye2 settembre 1990)

[10] Associazione Italiana Psicologia Giuridica - Corso di Formazione in Psicologia Giuridica, Psicopatologia e Psicodiagnostica Forense - “L’abbandono di minori: aspetti giuridici e psicologici. Il diritto dei minori ad una famiglia.” - Corsista: Stefania Alfano ANNO 2008 


lunedì 11 marzo 2024


 
Riportiamo integralmente questo interessantissimo articolo della dr.ssa Ida Canino, ripreso dal sito “Assistenti Sociali.org” su come deve essere interpretata la Legge Quadro 328/2000. È molto importante leggerlo attentamente e meditare poter attuare le direttive di questa fondamentale legge e organizzare un lavoro organico. 

Come constaterete questo articolo non è rivolto solamente agli Assistenti Sociali, ma anche a tutti quei soggetti che devono affiancarsi a loro per l'attuazione di Politiche Sociali corrette ed efficaci.

“Le politiche sociali dopo la L 328/2000

Le moderne politiche sociali, dopo la L. 328 del 2000, si stanno quindi orientando verso quella che è definita Community Care, concetto-guida già dato per scontato nei welfare di tutti gli altri stati occidentali. Per community care si intende quel completo ripensamento del sistema di interventi e servizi sociali in vista della realizzazione di politiche per la comunità e da parte della comunità stessa cioè orientato alla creazione di una “caring society”. Primo principio della community care è quindi la presa in carico della comunità da parte della comunità in tutti i suoi elementi attraverso l’intreccio di questi aiuti informali spontanei. Poiché però questi aiuti difficilmente si attivano al di là della cerchia ristretta delle reti più immediate quali la famiglia, bisogna promuovere anche la partecipazione, che non può più essere pensata come residuale o integrativa, del privato sociale (cooperative sociali, associazioni di volontariato e di auto e mutuo aiuto).

Nuove competenze vengono quindi richieste all’operatore che deve concentrare la sua disponibilità operativa in un dato territorio provvedendo alle necessità della comunità di quel territorio attraverso il raccordo di una pluralità di apporti e di risorse locali. In particolare l’A.S. deve essere capace di lavorare in rete con altri servizi (dalla AUSL al privato sociale) e professionisti (psicologi, educatori, medici…) e saper realizzare “pacchetti” di servizi in un’ottica di rete cioè coinvolgendo le reti formali (parenti, amici, vicini di casa, colleghi di lavoro…) e informali.

Con la legge 328 del 2000 si realizza quindi il passaggio da una programmazione che utilizzava una prospettiva di tipo “government” in cui era il soggetto pubblico a prendere decisioni (a governare), a una prospettiva di tipo “governance” in cui il governo si realizza grazie alla mobilitazione di una serie di soggetti (pubblici, di privato sociale e della società civile).

Il concetto di Governance implica l’idea che il raggiungimento di un obiettivo è frutto dell’azione autonoma, ma non isolata, dei diversi attori - Stato, Regioni, Province, Enti locali, Terzo settore e privati - che debbono/possono dare un contributo al processo di attuazione delle politiche sociali.

La partecipazione attiva degli attori sopracitati è resa possibile dall’avvenuta decentralizzazione e/o la tendenza al decentramento istituzionale della politica stessa, in una logica di governo non più gerarchico ma declinato territorialmente che crea le condizioni per la loro azione”[1]

A cura di:

Ida Canino

martedì 27 febbraio 2024

 


L’Italia dei “bambini nel vento”

 

 

C’era una volta una famiglia” in Italia, si, forse “c’era una volta”! Sembra l’inizio di una favola, invece è l’inizio di una tragedia, una tragedia tipica italiana che nasce nel nostro paese dove sembra che la democrazia sia solo una facciata di comodo.

Siamo in Europa, ma ci siamo perché non abbiamo alternativa e la nostra Giustizia in molti casi ci rappresenta come un belletto che dopo averci costruiti finti si cancella prima di andare a dormire perché non si dorme truccati.

E noi dormiamo sonni da anni e la Giustizia, come noi italiani, sembra si sia addormentata aspettando tempi migliori.

E intanto? Intanto nessuno, ad esempio, ci parla più da tre anni di più di 35.000 bambini fuori famiglia, bambini che non sono più con i loro genitori naturali, bambini che le nostre Istituzioni hanno deciso che devono vivere con altre persone o addirittura nelle cosiddette Case Famiglia o come si dice più comunemente “Comunità di Accoglienza”.

Ma di cosa ci lamentiamo! in Europa le statistiche ci informano che la percentuale di questi bambini “fuori famiglia” rispetto agli altri paesi è una fra le più basse! Benissimo, ma io vorrei invece sapere come questi bambini ci sono arrivati fuori della propria famiglia, non tanto quanti sono, perché i bambini delle mafie che vanno a spacciare la droga non sono fra questi perché è pericoloso proteggerli e magari fuori famiglia ci sono i figli della povera gente che non può difendersi e che forse non avevano i soldi per un'abitazione decente o per un buon avvocato.  
Vorrei lamentare ancora, se qualcuno mi ascoltasse, che queste notizie poi sono vecchie, perché risalgono al 2021 e ci sono state date dal ministero dopo molti anni di silenzio! L’ho detto tante volte, fin dal 2008 nei convegni alla Camera e al Senato, in conferenza stampa in Parlamento, e persino in audizione in Commissione Infanzia nel 2015, quindi sono agli atti alla Camera dei Deputati. Risultato: tutto tace, nessuna reazione, il morto non sente e non parla! E allora mi domando: "è morto o dorme, o è proprio sordo o è distratto? Domanda platonica che non avrà risposta ma che ostinatamente continuo a ripetere. "Ci sarà un cambiamento e quando?"

Siccome sono una persona testarda continuo a lamentarmi e a denunciare che non solo non abbiamo saputo niente dal 2012 al 2017, ma nel 2017 ci hanno dato notizie già vecchie del 2016, poi quelle del 2019 nel 2021, saltando il 2018, nel 2023 quelle del 2020 e qualche giorno fa quelle del 2021. Da allora non sappiamo più niente, non sappiamo più nemmeno quanti sono, nessuno ci dice da allora come ci sono arrivati fuori della loro famiglia naturale, perché li hanno allontanati, non sappiamo se sono tornati a casa o se girano ancora per le Comunità, se sono oggi tutelati da qualcuno, se sono dimenticati!

Bambini “dispersi nel vento”, come una volta li ho chiamati, bambini in balia dell’approssimazione, del caso, spesso di una Giustizia distratta, senza risorse intellettuali ed economiche, in mano ad alcuni operatori che non hanno voglia, non hanno tempo, non sono motivati, che non credono più nel loro mestiere!

Povera Italia, il paese del “Diritto”, delle “eccellenze”, un paese demotivato da anni di ingiustizie, un paese dove non si va più a votare, dove gran parte dei cittadini non si curano più perché poveri, un paese allo sbando, dove i bambini, quelli che ancora possono, sono lasciati davanti ai videogiochi o alla televisione che li trascina a loro insaputa in un mondo virtuale, dove tutto sembra bello e patinato!

Ma nessuno se ne accorge di questa deriva? Eppure tutti abbiamo letto tanti anni fa la storia di Pinocchio e del “Paese dei Balocchi”, dove i bambini si trasformavano in asinelli. E ora? ora riposano la mente, non pensano proprio più, non devono pensare più! così non danno fastidio, così non si fanno idee sbagliate e non protestano e non protesteranno nemmeno da grandi perché non sanno e non sapranno mai, perché non avranno sogni, non sono abituati a sognare, il mondo virtuale è diventato realtà e tanto basterà loro!

Ed i genitori che si ribellano rischiano di perdere i loro figli. “Ti devi adeguare” mi disse qualcuno una volta, se non ubbidisci è pericoloso!

Ma possibile mi sono chiesto che siamo a questo punto? Sì, certamente è possibile! l’ho letto anche spesso nelle sentenze dei tribunali dove spesso avviene un dialogo del tipo:

Se non fa quello che le diciamo le togliamo i figli e per sempre, quindi zitto e si adeguati alla Legge! ed io sono la Legge!”

“ma sig. Giudice, la Legge non è la sua, ma di tutti! guardi che c’è un errore lei non è soggetto a nessuno ma alla Legge sì! e qui non si può interpretare c’è la documentazione che smentisce le sue argomentazioni!”

“non si preoccupi, la nostra Legge prevede la possibilità di appellarsi, vada in Appello!”

“ma sig. Giudice e intanto mio figlio è fuori casa, con la sua sentenza ci impedisce anche di vederlo e di sentirlo, non sappiamo nemmeno dove è stato messo!” 

Voci nel vento come quella di molti bambini dispersi che non sappiamo più nemmeno dove sono e tutto questo ancora prima della sentenza definitiva che arriverà fra anni quando tutto sarà oramai deciso dai fatti e dalla realtà di una condanna emessa da tempo fuori dei tribunali!

 

 

Massimo Rosselli del Turco

martedì 20 febbraio 2024

 




In Italia alcune regioni ricoverano ancora i minori in affidamento fuori famiglia negli Istituti, oggi vietati da 16 anni (31 dicembre 2006) dalla Legge 149/2001.

Il Quaderno 50 del Ministero di Giustizia e quello del Lavoro e delle Politiche Sociali che riporta la “Quinta relazione sullo stato di attuazione della legge 149/2001 - Periodo di riferimento 2017-2020” ci dà i dati statistici sui minori in affidamento fuori famiglia dicendoci che questi bambini e adolescenti sono ricoverati in “Comunità o in Istituti.”[1]

La relazione prosegue ricordandoci che la Legge 184/1983 e segg. dice che: “I minorenni temporaneamente privi di un ambiente familiare idoneo possono essere affidati a una famiglia o a una persona singola, oppure, ove ciò non sia possibile, collocati presso una comunità di tipo familiare, caratterizzata da un’organizzazione e da rapporti interpersonali analoghi a quelli tipici di una famiglia. - L’art.2, c. 2 L.184/1983 stabilisce che minorenni di età inferiore a sei anni possano essere inseriti esclusivamente presso una Comunità di tipo familiare, mentre l’art. 2, c. 4 L. 184/1983 ha imposto il superamento dei ricoveri in istituto, entro il 31 dicembre 2006, per i minorenni di qualsiasi età. Le Comunità di tipo familiare sono gestite da coppie di genitori o da adulti che vi risiedono e possono ospitare fino a un massimo di 6 minori, compresi gli eventuali figli minorenni dei titolari. È accordata la precedenza all’accoglienza di bambini di età inferiore ai 5 anni.

Come si esporrà in seguito, non sempre si è sviluppata nei territori una “rete” di Comunità di tipo familiare in grado di soddisfare le esigenze di minorenni da collocare, in ragione delle difficoltà di reperire coppie disponibili e del contenuto complesso del servizio che deve essere prestato. I paramenti organizzativi e di ricettività delle Comunità sono regolamentati dalle amministrazioni regionali.

Pertanto, come riferito nel capitolo sull’adozione, non è infrequente la destinazione di minorenni in collocamento a Comunità ubicate fuori Regione o distretto. Si rammenta nuovamente che i dati riportati risultano dai questionari compilati da 28 delle 29 Procure minorili.”[2]

Nota bene:

Incredibilmente lo stesso Ministero ci sottolinea in una relazione ufficiale che fa riferimento fino all’anno 2020, firmata dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e da quello di Giustizia che ci sono ancora minori ricoverati in maniera illecita in istituti dicendo a proposito del superamento dei vincoli per il ricovero di minorenni nelle strutture residenziali: “La quasi totalità delle Procure (24, per una quota dell’86%) dichiara che nei territori di propria competenza le Comunità di tipo familiare hanno sostituito completamente gli istituti di ricovero per i minorenni temporaneamente privi di un ambiente familiare idoneo. Viceversa 4 Procure, corrispondenti al 14% di quelle che hanno rilasciato informazioni, ricorre anche al collocamento dei minorenni in Comunità educative assistenziali, in grado comunque di assicurare ai minorenni accudimento specializzato, in quanto il numero dei posti disponibili in Comunità di tipo familiare è inferiore a quello, talora ingente, di minorenni da collocare, tra i quali figurano anche quelli stranieri non accompagnati.” [3]

Quindi da quello che si dice qui, non tutte, ma quasi tutte le comunità sembrerebbero di tipo familiare cosa grandemente in contrasto con l’informazione della stessa relazione fornitaci dallo stesso ministero da noi riportata nel capitolo “La maggioranza dei minori allontanati dalla propria famiglia non vengono mandati in comunità familiari come prescrive la legge.” in cui si dice che dal 2012 al 2019 le comunità di tipo familiare erano state pochissime rispetto a tutte le altre con una media del 16,05%. (nell’anno 2010 erano il 22,0%[4], nell’anno 2011 il 19,6%[5], nell’anno 2012 il 25,5%[6], nell’anno 2014 il 17,0%[7], nell’anno 2017 il 15,9%[8], nell’anno 2019 il 17,7%[9] e nell’anno 2020 il 16,7%.[10])

Per ulteriore chiarezza riportiamo per l’ennesima volta cosa ci dice in proposito proprio il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nelle “Linee di indirizzo per l’accoglienza nei servizi residenziali per minorenni” che dice testualmente: “Nello specifico, per accoglienza familiare si intende quella realizzata all’interno di una famiglia preesistente al percorso di inserimento. Per accoglienza di tipo familiare si intende invece quella garantita da adulti che, pur non avendo tra di loro vincoli familiari o parentali, realizzano un ambiente che richiama la dimensione familiare.”[11] E ancora ricordiamo anche che all’art.3 (Strutture di tipo familiare e comunità di accoglienza di minori) del Decreto ministeriale 21 maggio 2001, n. 308, al Comma 1. si dice che:

“Le comunità di tipo familiare e i gruppi appartamento con funzioni di accoglienza e bassa intensità assistenziale, che accolgono, fino ad un massimo di sei utenti, anziani, disabili, minori o adolescenti, adulti in difficoltà per i quali la permanenza nel nucleo familiare sia temporaneamente o permanentemente impossibile o contrastante con il progetto individuale, devono possedere i requisiti strutturali previsti per gli alloggi destinati a civile abitazione. Per le comunità che accolgono minori, gli specifici requisiti organizzativi, adeguati alle necessità educativo - assistenziali dei bambini e degli adolescenti, sono stabiliti dalle regioni.”[12]

Infine aggiungiamo che la fondazione AI.BI. “Amici dei Bambini” ha pubblicato il 7 febbraio 2014 un articolo dal titolo “Le comunità educative non sono le “Case Famiglia” previste dalla 149/2001: sono fuori legge e vanno chiuse.” [13] - fra le altre cose l’articolo si chiede - Cosa ha a che vedere con i rapporti familiari una comunità gestita da un direttore che svolge una prestazione lavorativa? Che cosa hanno a che vedere il ruolo di educatori e altre figure professionali retribuite con una organizzazione familiare? La risposta è: nulla. Ecco perché nella mente del legislatore del 2001, già proiettata proprio nel “superamento del ricovero in istituto” c’era la precisa volontà di disseminare nel nostro Paese strutture rivoluzionarie: le case-famiglia. […] É importante allora prendere atto che le comunità non caratterizzate da rapporti e organizzazione analoghi a quelli che si trovano in una famiglia – cioè quelle che non hanno la presenza “qualificante” di una famiglia – sono già oggi fuori legge e dovrebbero essere chiuse, trattandosi – nella sostanza – di piccoli istituti, ovverosia quelli aboliti dalla 149. Nello spirito della stessa legge, è contenuto molto di più che un semplice auspicio: l’unica comunità di tipo “familiare” legittimamente ammessa è, e deve essere, la casa-famigliaTutto quello che rappresenta e ripropone lo schema degli istituti è invece destinato alla chiusura.

Tutto ciò ci conferma che in Italia ci sono regioni che sembrano non tutelare i diritti dei minori e i ministeri lo sanno e lo sanno anche le procure minorili nonostante che l’art.9 L. 184/1983 [e segg. n.d.r.] attribuisca loro il compito di svolgere attività di vigilanza sui minori accolti in strutture residenziali.

Qualcuno vuole provvedere a salvaguardare la vita e l’avvenire di questi bambini e adolescenti già in situazione di grave precarietà per la loro condizione di affidati fuori famiglia?



[10] Per la Sicilia il dato non è calcolabile - Pag.39 QRS-53-Minorenni-affidamento-2020 (9).pdf