giovedì 17 settembre 2026

 


Criticità sistemiche e prassi applicative nella protezione dei minori in Italia, l’analisi di un sistema in bilico tra ritardi, emergenze e diritti negati.


1. Il problema dei ritardi delle informazioni del ministero delle Politiche Sociali ad oggi, settembre 2026, fermo al 2024 (e l'eccezione dei MSNA)

L'analisi critica di questo problema evidenzia come il cronico disallineamento temporale nella pubblicazione dei dati ufficiali da parte del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali rappresenti un ostacolo strutturale e politico di prim'ordine. Sebbene esistano flussi di monitoraggio periodico dedicati ai soli Minori Stranieri Non Accompagnati, il quadro statistico generale e strutturale sui minorenni fuori famiglia (basato sui flussi SIOSS, come il Quaderno della Ricerca Sociale n. 66) sconta un divario temporale notevole, risultando ad oggi ancorato ai dati del 2024.

Le principali problematiche connesse a questo ritardo informativo comprendono:

  • Invisibilità dell'Emergenza in Tempo Reale: Lavorare con dati che subiscono un divario temporale così ampio significa fotografare una realtà passata. Eventi critici, impatti di riforme legislative (come la Riforma Cartabia) o picchi di crisi sociale non emergono tempestivamente, impedendo al legislatore di correggere la rotta in tempo utile.
  • Difficoltà di Controllo e Monitoraggio Istituzionale: L'assenza di banche dati integrate in tempo reale indebolisce il ruolo di controllo del Parlamento, delle autorità garanti e della magistratura sull'operato effettivo dei servizi territoriali e degli Enti Locali in merito agli allontanamenti e alla gestione delle comunità.
  • Disomogeneità e Ritardi Territoriali: Il ritardo ministeriale è spesso lo specchio di un'amministrazione periferica frammentata. Molti Comuni e Ambiti Territoriali Sociali faticano a trasmettere i flussi informativi digitalizzati (tramite il sistema SIOSS) in modo tempestivo, evidenziando una grave carenza di infrastrutture digitali e di personale formato nella pubblica amministrazione locale.
  • Impossibilità di Valutare l'Efficacia delle Politiche Pubbliche: Senza dati aggiornati, è impossibile misurare l'impatto economico e sociale dei fondi stanziati per il sostegno alla genitorialità vulnerabile, rischiando di perpetuare interventi di allontanamento emergenziali anziché di prevenzione precoce.

2. Il Paradosso degli affidamenti in Comunità rispetto a quello in famiglia come prescrive prioritariamente la legge

L'analisi critica di questo punto evidenzia una frattura profonda tra il dettato normativo e la prassi applicativa sul territorio italiano, dove la tutela istituzionale finisce spesso per tradursi in una forma di sradicamento anziché in un supporto temporaneo.

Le principali problematiche connesse a questa polarizzazione comprendono:

  • La Violazione del Principio di Priorità Familiare: Nonostante la Legge 184/1983 e la fondamentale riforma della Legge 149/2001 stabiliscano chiaramente la preferenza per l'affidamento a un'altra famiglia o a una comunità familiare, il sistema continua a privilegiare le comunità — in particolare quelle socio-educative, che spesso non sono comunità familiari — disattendendo lo spirito originario della normativa.
  • L'Impatto Devastante sui Minori in Età Evolutiva: Collocare minori piccolissimi all'interno di strutture collettive anziché in un contesto di tipo familiare priva i bambini degli stimoli affettivi e relazionali fondamentali per una crescita sana, esponendoli a un alto rischio di deprivazione emotiva.
  • La Vulnerabilità dei Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA): Il ricorso massiccio alle strutture di accoglienza per i minori stranieri evidenzia l'incapacità cronica del sistema di strutturare una rete di affidi familiari o di micro-accoglienza diffusa, riducendo la tutela a una mera gestione logistica e numerica.
  • Costi Economici e Sociali Elevati: Le comunità socio-educative comportano costi economici per gli Enti Locali sproporzionatamente alti rispetto all'affidamento familiare, sottraendo risorse preziose che potrebbero essere investite nella prevenzione e nel sostegno economico alle famiglie d'origine in difficoltà.

3. Il problema delle strutture abusive o non autorizzate

L'analisi critica di questo punto mette in luce una delle zone d'ombra più gravi e persistenti del sistema di protezione dei minori in Italia, dove la carenza di controlli istituzionali lascia spazi a condizionamenti illeciti e gravi violazioni dei diritti fondamentali.

Le principali problematiche connesse a questa criticità comprendono:

  • La Persistenza del Fenomeno e l'Omertà Istituzionale: Nonostante i ripetuti interventi di cronaca e le inchieste giudiziarie, continuano a operare sul territorio strutture di accoglienza per minori totali o parzialmente prive delle autorizzazioni regionali prescritte, spesso tollerate a causa della carenza cronica di posti pubblici.
  • Il Pericolo di Abusi e "Zone Franche": L'assenza di un monitoraggio rigido e costante trasforma queste strutture non autorizzate in vere e proprie "zone franche" sottratte al controllo della magistratura minorile e dei servizi sociali, esponendo i bambini e gli adolescenti a rischi elevati di abusi fisici, psicologici e incuria.
  • Il Buco nei Registri della Tracciabilità: La difficoltà di mappare in tempo reale tutte le comunità e le case-famiglia presenti sul territorio nazionale evidenzia un difetto strutturale nella governance dei servizi, dove spesso gli enti locali stessi, per far fronte a un'emergenza alloggiativa, ricorrono a strutture non certificate.
  • Il Business dell'Accoglienza: La gestione di strutture al di fuori dei binari della legalità apre spesso la strada a logiche speculative e di profitto privato sulla pelle dei minori vulnerabili, distorcendo la finalità assistenziale ed educativa che la legge imporrebbe.

4. L’allontanamento dei minori dalle famiglie indigenti

L'analisi di questo punto affronta una delle derive più drammatiche e socialmente ingiuste del sistema di tutela minorile: la tendenza, ancora oggi presente, a confondere la povertà materiale con l'inadeguatezza genitoriale, trasformando il disagio economico in un motivo di allontanamento del minore.

Le principali problematiche connesse a questa criticità comprendono:

  • La Violazione del Principio Costituzionale: Sostituire il sostegno economico alla famiglia in difficoltà con il provvedimento di rimozione del figlio viola lo spirito dell'articolo 3 della Costituzione, secondo cui lo Stato ha il dovere primario di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano l'uguaglianza e la libertà dei cittadini.
  • Il Cortocircuito tra Servizi Sociali e Povertà: Spesso i servizi sociali e i tribunali intervengono sui nuclei fragili non con misure di welfare o sussidi abitativi e lavorativi, ma attivando la macchina emergenziale dell'articolo 403 del Codice Civile o dei provvedimenti civili, colpevolizzando di fatto i genitori per una condizione di indigenza subita.
  • Costi Sociali ed Economici Sproporzionati: Mantenere un minore fuori dalla propria famiglia d'origine (inserendolo in una comunità o in un affido retribuito) costa allo Stato e agli enti locali cifre enormi; paradossalmente, una minima parte di quelle stesse risorse, se investite direttamente come supporto economico alla famiglia d'origine, basterebbe a mantenere unito il nucleo.
  • Il Trauma Inutile dell'Allontanamento: Strappare un bambino alla sua famiglia unicamente a causa della mancanza di una casa adeguata o di risorse economiche infligge ai minori un trauma psicologico devastante e del tutto ingiustificato, aggravando la condizione di vulnerabilità anziché risolverla.

5. Ritardi, CTU e Prassi Giudiziarie

Questo punto cruciale mette in luce le disfunzioni procedurali e tecniche che caratterizzano l'iter giudiziario minorile, dove i tempi della giustizia rischiano di cristallizzare la vita dei bambini e le perizie tecniche sollevano forti dubbi sulla loro affidabilità scientifica.

Le principali problematiche connesse a questa criticità comprendono:

  • I Tempi Infiniti e lo Status "Sine Die": Molti minori rimangono bloccati in un limbo di affidamento "sine die" per anni, senza che il tribunale arrivi a una rapida e definitiva definizione del loro status giuridico, impedendo sia il rientro nella famiglia d'origine sia l'inserimento in un percorso adottivo stabile.
  • L'Affidabilità Contestata delle CTU: La qualità delle Consulenze Tecniche d'Ufficio presenta spesso forti criticità, con perizie affidate a professionisti le cui valutazioni genitoriali possono risentire di un'eccessiva discrezionalità e di una scarsa standardizzazione metodologica.
  • L'Uso di Test Contestati: All'interno delle perizie psicologiche si registra ancora l'impiego di test proiettivi controversi (come il test di Rorschach), la cui validità scientifica nel determinare le competenze genitoriali è fortemente discussa e criticata dalla comunità scientifica internazionale.
  • La Scarsa Tracciabilità degli Incontri Protetti: La gestione degli spazi neutri e degli incontri protetti tra genitori e figli soffre di una drammatica carenza di monitoraggio trasparente, rendendo spesso difficile verificare l'effettivo andamento degli interventi di recupero della relazione familiare.

6. La Fratria e i Legami Spezzati

La percentuale di fratelli e sorelle ("fratrie") che vengono separati o perdono i contatti tra loro e con i genitori naturali all'interno del sistema di tutela rappresenta una delle ferite più profonde e meno visibili in Italia. Nonostante la Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e le stesse linee guida nazionali raccomandino di preservare l'unità dei fratelli quando si interviene con un allontanamento, la realtà operativa mostra una forte resistenza applicativa.

Le principali problematiche connesse a questa criticità comprendono:

  • La Frammentazione nei Collocamenti: Di fronte a nuclei numerosi, è estremamente raro trovare famiglie affidatarie o comunità pronte ad accogliere contemporaneamente tre o quattro fratelli, portando in alcuni casi allo smembramento dei minori in strutture o famiglie diverse sul territorio.
  • La Distruzione del Principio di Continuità Affettiva: I fratelli rappresentano spesso l'unico punto di riferimento emotivo stabile e rassicurante in un momento di profondo trauma come l'allontanamento; separarli significa infliggere un ulteriore strappo psicologico all'equilibrio evolutivo del minore.
  • La Difficoltà Logistica dei Contatti: Anche quando non vengono separati fisicamente nella stessa struttura, la gestione pratica dei contatti (visite protette, distanze chilometriche, mancanza di coordinamento tra servizi di Comuni differenti) rende spesso saltuari o impossibili i rapporti quotidiani.
  • La Perdita dei Legami con la Famiglia Naturale: Oltre al legame fraterno, si assiste spesso a una rottura generalizzata e definitiva con i genitori biologici, talvolta trattati dal sistema non come soggetti da recuperare attraverso il sostegno, ma come entità da recidere totalmente, compromettendo il diritto del minore alle proprie origini.

7. I Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA) e il Fenomeno delle Fughe dalle Comunità

L'analisi di quest’atro punto mette in luce una delle emergenze umanitarie e sistemiche più gravi del sistema di protezione italiano, caratterizzata da una strutturale incapacità di trattenere e proteggere i MSNA all'interno dei percorsi istituzionali.

Le principali problematiche connesse a questa criticità comprendono:

  • La Fuga Massiccia verso la "Latitanza" e l'Invisibilità: Una percentuale elevatissima di MSNA si allontana volontariamente e precocemente dalle comunità di accoglienza, svanendo dai radar istituzionali per tentare di raggiungere familiari in altri paesi europei o finendo per alimentare i circuiti dell'irregolarità e dell'invisibilità sociale.
  • L'Inadeguatezza del Modello Strutturale: Il ricorso quasi esclusivo a grandi comunità o strutture collettive — spesso slegate da reali progetti di integrazione e immerse in contesti di forte disagio — fallisce nel rispondere ai bisogni relazionali ed emotivi di adolescenti reduci da viaggi traumatici.
  • La Vulnerabilità Estrema alla Criminalità e allo Sfruttamento: I minori che fuggono perdono ogni forma di tutela legale, diventando facili prede per le reti della criminalità organizzata, dello sfruttamento lavorativo, dell'accattonaggio forzato e della tratta di esseri umani.
  • Il Fallimento della Governance Territoriale: La gestione emergenziale dei flussi evidenzia la debolezza cronica della rete dei servizi sociali e dei Comuni, incapaci di attivare per tempo una vera accoglienza diffusa (come il sistema dei tutori volontari o l'affido) in grado di offrire punti di riferimento affidabili.

Considerazioni Finali

L'analisi complessiva del sistema degli affidamenti di minori fuori famiglia in Italia, sviluppata lungo l'arco temporale che giunge fino al 2026, restituisce l'immagine di un sistema di protezione formalmente avanzato sulla carta, ma cronicamente zoppo nella sua applicazione pratica sul territorio. Dai ritardi nei dati ministeriali strutturali fino alla preoccupante polarizzazione verso le comunità socio-educative a discapito dell'affidamento familiare, emergono falle sistemiche profonde. Le zone d'ombra legate alle strutture abusive o non autorizzate, la sovrapposizione ingiustificata tra povertà materiale e inadeguatezza genitoriale, e le criticità procedurali e peritali (tra CTU spesso discrezionali e tempi processuali indefiniti) trasformano troppo spesso un intervento di tutela in una fonte di ulteriore trauma per il minore. A ciò si aggiungono le drammatiche ferite dei legami spezzati tra fratelli e l'incapacità strutturale di proteggere i Minori Stranieri Non Accompagnati. Per superare queste criticità non è sufficiente un mero restyling normativo, ma occorre un cambio di paradigma culturale e politico: investire massicciamente sulla prevenzione e sul sostegno economico alle famiglie fragili anziché sull'allontanamento emergenziale, garantire standard di controllo rigorosi e trasparenti su tutta la rete di accoglienza, e rimettere al centro dell'intero sistema giudiziario e sociale il superiore interesse del minore e il diritto fondamentale alla continuità dei suoi legami affettivi.

 


domenica 13 settembre 2026

 


Spesso i giudici del Tribunale dei Minorenni emettono una sentenza di allontanamento di un minore dai suoi genitori basata su una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU) che ha utilizzato il test di Rorschach senza contestare al perito che non si può usare un test di questo tipo per accertare l'inidoneità genitoriale.

La sentenza è impugnabile per vizio di motivazione (difetto di motivazione o travisamento dei fatti), ma, ricordiamo, che la sentenza non è automaticamente "nulla",

La distinzione è sottile ma fondamentale per capire come muoversi in sede legale. Ecco come si articola la situazione

 

Perché la sentenza non è "nulla" di diritto

Nel diritto processuale civile, la nullità di una CTU (e di riflesso della sentenza) si verifica quasi esclusivamente per vizi procedurali insanabili, come la violazione del principio del contraddittorio (ad esempio, se il CTU ha svolto incontri senza avvisare i Consulenti Tecnici di Parte - CTP, impedendo loro di partecipare).

Il disaccordo sulla scelta di un test psicologico o sulla sua interpretazione scientifica:

  • Non costituisce di per sé una violazione di legge che rende l'atto nullo.
  • Rientra nella discrezionalità tecnica del perito (come ribadito anche di recente dalla Cassazione, es. Ordinanza n. 25446/2023).

Ma Anche se il test in sé non rende nulla la perizia, la giurisprudenza della Corte di Cassazione è rigidissima su un punto: il Giudice non può usare un test proiettivo come "scure" per decidere l'allontanamento di un minore o l'inidoneità genitoriale.

I test di personalità (come il Rorschach o l'MMPI) servono solo a delineare la struttura psicologica profonda dell'adulto, ma non hanno validità predittiva diretta sulle reali competenze genitoriali pratiche.

Se il CTU e, di conseguenza, il Giudice hanno basato la decisione di allontanamento prevalentemente o esclusivamente sui risultati del Rorschach (es. "il genitore ha tratti di personalità rigidi al Rorschach, quindi è inidoneo"), la sentenza è fortemente viziata e può essere riformata in Appello o cassata per i seguenti motivi:

  • Mancanza di rigore scientifico: Il Giudice deve accertare la capacità concreta di accudimento, la qualità della relazione affettiva e l'assenza di reali pregiudizi per il minore. I test astratti non bastano.
  • Carenza di motivazione: Se il Giudice recepisce acriticamente le conclusioni del CTU basate solo sul test (diventando un mero "passacarte" del perito, il cosiddetto errore del iudex peritus peritorum), viola l'obbligo di motivazione.

·        Principio di Cassazione: L'allontanamento di un minore dalla famiglia biologica è la extrema ratio. Può essere disposto solo in presenza di un gravissimo e concreto pericolo di pregiudizio per lo sviluppo del figlio, accertato attraverso l'esame dei fatti storici e comportamenti reali, e mai sulla base di costrutti teorici ricavati da un singolo reattivo psicologico.

In questi casi, se ci si trova davanti a una situazione del genere, la strategia legale non punta a eccepire la "nullità formale" della CTU, bensì a smontarne la logica intrinseca, quindi:

·       Il Consulente di Parte deve depositare nei termini una nota in cui evidenzia la letteratura scientifica internazionale (ad esempio, le linee guida APA o i protocolli di psicologia giuridica) che nega al Rorschach validità predittiva sulla genitorialità.

·       Si deve richiedere al Giudice di discostarsi dalle risultanze della CTU (potere-dovere del Giudice) in quanto prive di fondamento metodologico clinico-giuridico focalizzato sul minore.

·       Se il Giudice di primo grado sposa comunque la tesi del CTU basata sul test, si impugna la sentenza denunciando il vizio di motivazione e il travisamento delle risultanze istruttorie per violazione del principio del superiore interesse del minore

 

Per finire facciamo un esempio pratico:

Angela (nome fittizio) è una madre che sta affrontando una causa di separazione molto conflittuale. Durante la Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU), si sottopone al test di Rorschach.

  • Cosa emerge: Nelle risposte di Angela emergono elementi di marcata ansia, chiusura emotiva e un profilo di personalità rigido.
  • L'errore (l'uso "a scure"): Il giudice o il perito superficiale decidono di fondare il provvedimento di allontanamento del figlio su questi soli dati, scrivendo che la madre ha una "personalità fragile e inadatta" e che questo mette a rischio il minore.
  • L'approccio corretto: Il giudice e il perito non si fermano al test. Verificano se quella rigidità emotiva si traduce in un danno reale per il bambino. Osservano Angela mentre interagisce col figlio e notano che, nonostante le sue ansie interiori, è una madre affettuosa, presente, sintonizzata sui bisogni del piccolo e capace di accudirlo perfettamente. L'allontanamento viene così evitato, perché la prova empirica della relazione smentisce il "verdetto" rigido del test proiettivo.

In sintesi, il test proiettivo può indicare chi è una persona nella sua interiorità, ma solo i comportamenti reali dicono come quella persona fa il genitore.


giovedì 10 settembre 2026

 


Considerazioni sulle conseguenze nella qualità di vita di un bambino allontanato dai genitori

Da studi fatti a livello europeo e riportati dal dr. Vittorio Vezzetti su “Pediatria Preventiva e Sociale” ed anche dal dr. Massimo Rosselli del Turco sul suo blog Giuridico e Sociale,[1] leggiamo che generalmente si tende a credere che i danni sui minori da deprivazione genitoriale siano esclusivamente danni psicologici, sappiamo con certezza che i bambini allontanati dai genitori naturali riportano spesso anche numerosi danni fisici quindi, scarso sviluppo e scarsi esiti di salute fisica nel breve e nel lungo termine.

I danni fisici derivano spesso dagli stessi danni della psiche, infatti, il mantenere un bambino, soprattutto se molto piccolo, troppo a lungo in una situazione di stress senza proteggerlo con azioni terapeutiche possono:

·       alterare la neurobiologia del cervello causando spesso problemi nella regolazione

dell’emozione, a quelli dell’attenzione, ed anche danni nell’attività fisica e motoria del bambino.

·       specie in situazioni di carenza affettiva dopo la separazione del minore da uno o entrambi genitori, agendo sulla lunghezza dei telomeri, e sulla e sulla produzione di sostanze pro-infiammatorie vanno ad aumentare molte malattie del metabolismo, la sopravvenienza di cancro, patologie alle ossa dello scheletro;

·       se geneticamente predisposti, i bambini, diventati grandi, saranno spesso soggetti ad attacchi di panico e quindi aumento della respirazione, aumento del battito cardiaco, tremori, dolori al petto, sudorazione abbondante, asfissia e iperventilazione, nausee e mal di pancia, paura di impazzire, ipertensione ecc.;

·       creare problemi sull’assetto ormonale come deficit d’increzione del GH (nanismo psico-sociale, nella vecchia dizione) o evidenze sulla modulazione dell’effetto di Glucocorticoidi (ormoni dello stress) o produzione di Ossitocina (ormoni dell’empatia e dell’innamoramento);

·       creare chiare evidenze sugli aspetti bi-umorali come l’aumento della proteina infiammatoria creativa o aumento dei livelli di citochine;

·       facilitare gravidanze non volute;

·       dar luogo a tabagismo;

·       indurre alla propensione all’alcolismo;

·       indurre alla propensione alla dispersione scolastica.

A proposito dell’allontanamento del minore dalla propria famiglia è interessante riportare ancora una volta la relazione congiunta intitolata “Linee Guida per il diritto allo Studio delle alunne e degli alunni fuori dalla famiglia di origine” e firmata dalla Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza Filomena Albano e la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli[2]:

“L’esperienza degli educatori e la ricerca sul tema evidenzia gli elevati livelli di insuccesso scolastico dei minorenni che crescono al di fuori della loro famiglia, che si manifestano con carriere scolastiche più brevi e rapidamente professionalizzanti, con bocciature frequenti, abbandono precoce, alti livelli di assenze e il conseguimento di esiti sistematicamente inferiori nelle competenze di base. - Si delinea, pertanto, un profilo tipico da deprivazione (deprivation-specific psychological patterns), che presenta le seguenti caratteristiche:

- scarsa competenza verbale: a 3 anni i bambini che vivono in un contesto deprivato conoscono metà delle parole dei soggetti avvantaggiati e la forbice si allarga ulteriormente nel tempo. Le interazioni verbali nei contesti deprivati sono brevissime e vengono formulate generalmente sotto forma di comandi;

- carenze nelle funzioni esecutive, ovvero nell’attenzione, nella memoria di lavoro (fissazione di sequenze ordinate) e nella capacità di inibire, di fronte ad uno stimolo interno o esterno, una risposta istintiva, preferendone una alternativa derivante da un ragionamento. I bambini svantaggiati presentano infatti difficoltà di progettazione, organizzazione, regolazione dei comportamenti e nella flessibilità di adattamento;

- scarsa competenza logico-deduttiva (problem-solving);

- carenze nella capacità critica e nel pensiero generativo (nella fluidità ideativa);

- carenze di autoregolazione, stima di sé e motivazione. L’esperienza della carenza o della deprivazione di cure familiari crea una sofferenza profonda nel minorenne e una difficoltà nella formazione di un concetto di sé positivo. Spesso è proprio il disagio emotivo ad impedire il normale funzionamento delle funzioni cognitive.

- bisogno di continuità: dati i frequenti cambiamenti che possono caratterizzare la loro vita scolastica (es. transizione dalla famiglia d’origine a quella affidataria, con modalità di vita, principi e valori spesso diversi tra di loro; o alla comunità, transizione dalla comunità ad una famiglia) i minorenni con disabilità, disturbi o difficoltà di apprendimento, frequentemente si trovano a dover affrontare i momenti di transizione, già complicati, senza il necessario sostegno. Il cambio di collocazione, e quindi di scuola, non è per forza corrispondente con i momenti in cui occorre effettuare le richieste delle risorse di personale per il sostegno o il momento adatto per la redazione del Piano didattico personalizzato; da ciò consegue che l’alunno subisce un momento di destabilizzazione dovuto alla mancata continuità.”[3]

E ancora:

“La Klein - psicoanalista austriaca[4] - nel suo modello ipotizzò […] la presenza di oggetti interni – quindi di predisposizione alla relazionalità – all’interno della struttura psichica del bambino fin dalla nascita. I lavori di M.K.[5]sottolineano l’importanza fondamentale della prima relazione oggettuale del bambino – il rapporto con il seno materno e con la madre - giungendo alla conclusione che “se questo oggetto primario, che viene introiettato, mette nell’ Io radici abbastanza salde, viene posta una base solida per uno sviluppo soddisfacente. Fattori innati contribuiscono a questo legame “. Inoltre ha più volte evidenziato che questo legame precoce è basilare per lo sviluppo di ogni successivo rapporto d’amore. Per la Klein le persone che non hanno saputo stabilire un rapporto valido con il primo oggetto e che non hanno saputo conservare della gratitudine per esso vanno più soggette a modifiche del carattere che si rilevano come gravi alterazioni della personalità. Per Winnicott[6] la madre già nei primi mesi di gravidanza entra in uno stato psicologico di preoccupazione materna primaria, in cui fornisce al bambino un ambiente psichico e fisico di sostegno (holding), pone in secondo piano i propri bisogni e si sintonizza con quelli del bambino. In questo modo riesce a soddisfare i bisogni del piccolo non appena questi si manifestano. In questa fase dello sviluppo il bambino attraversa uno stato di onnipotenza soggettiva in cui[7], essendo ancora un tutt’uno con la madre, crede di poter soddisfare da solo i propri bisogni. Successivamente quando la madre esce dallo stato di preoccupazione materna primaria e inizia a “riattivare” i propri bisogni e desideri, il bambino sperimenta le prime frustrazioni ed è proprio attraverso queste frustrazioni che il bambino inizia a percepire la realtà esterna e, uscendo dallo stato di onnipotenza soggettiva, attraverso una fase di transizione – in cui si relaziona con il cosiddetto oggetto transazionale – raggiunge la maturità psicologica Winnicott[8] definisce fase transizionale dello sviluppo dell’Io, quella attraverso cui, tra i quattro e i dodici mesi, il bambino costruisce un rapporto tra pura soggettività e realtà oggettiva. Winnicott ha postulato uno spazio potenziale tra il bambino e la madre, che viene colmato da specifici oggetti simbolici definiti oggetti transizionali; questi permettono alla madre di allontanarsi, mentre il bambino se la sente vicino simbolicamente. Per la formazione di un Sè integro ed autentico occorrono, quindi, il potenziale ereditario del bambino e una madre “sufficientemente buona”. Dunque per Winnicott il rapporto con la madre deve assolvere ad una duplice funzione: sostenere il bambino ed introdurlo nel mondo reale. Il modello di Bowlby[9], la cosiddetta teoria dell’attaccamento, rappresenta tutt’oggi l’orizzonte di riferimento principale della psicologia dello sviluppo. Bowlby scardina il primato delle pulsioni freudiano (libido o pulsione di vita e aggressività o pulsione di morte) ponendo al centro del comportamento e della psiche umana il sistema d’attaccamento, che diviene quindi il sistema motivazionale principale del comportamento umano. Secondo Bowlby le interazioni tra madre e bambino (che iniziano già durante la gravidanza, e che vanno dall’abbraccio allo scambio di sguardi, alla nutrizione, alla consolazione ecc.), strutturano ciò che viene definito sistema d’attaccamento, il sistema che guiderà (anche nella vita adulta) le interazioni e gli scambi relazionali affettivi. Gli studi di Bowlby e dei suoi collaboratori hanno evidenziato come il legame iniziale che ogni bambino instaura con la propria madre dipenda da un bisogno innato di entrare in contatto con gli appartenenti alla propria specie. La relazione che unisce madre e bambino è determinata geneticamente ed è basata su una motivazione primaria al contatto sociale. Il modello bowlbiano presenta il grande contributo innovativo di aver ancorato la “sociabilità” del piccolo dell’uomo alla propria base filogenetica e biologica. L’attaccamento è un legame reciproco emotivo e strumentale la cui funzione adattiva è la protezione dai predatori.”[10]

E ancora

L’analisi del materiale che abbiamo proposto sposta il focus dal piano logistico-amministrativo (la mancanza di strutture e la programmazione regionale carente) a quello neurobiologico, clinico e pedagogico.

Le informazioni da noi riportate mettono in luce un dato scientifico ormai ampiamente validato: la separazione dai genitori biologici non produce solo una sofferenza psicologica astratta, ma, come abbiamo detto,  provoca una vera e propria cascata di alterazioni fisiche, organiche e cognitive.

Sviluppiamo adesso un’analisi critica strutturata che unisce i dati medici (Vezzetti), i dati istituzionali sulla scuola (Linee Guida Albano-Fedeli) e i modelli della psicologia dello sviluppo (Klein, Winnicott, Bowlby).

1. La somatizzazione dello sradicamento: l'asse stress-biologia

La tesi sollevata dai clinici demolisce il dualismo mente-corpo. Lo stress da allontanamento, se non elaborato e cronicizzato, si traduce in tossicità biologica:

  • L'asse HPA e il cortisolo: L'allontanamento privo di una figura di transizione sintonizzata iper-attiva l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene. L'esposizione cronica a livelli elevati di glucocorticoidi (ormoni dello stress) altera la neuroplasticità cerebrale, in particolare nell'ippocampo (memoria) e nell'amigdala (emozioni).
  • Infiammazione e invecchiamento cellulare: Il riferimento all'accorciamento dei telomeri (le estremità dei cromosomi che indicano l'invecchiamento cellulare) e all'aumento della Proteina C-Reattiva (PRC) e delle citochine dimostra che l'allontanamento coatto può agire come un acceleratore biologico di patologie croniche in età adulta (cardiovascolari, metaboliche, autoimmuni). Il corpo del bambino "tiene il punteggio" del trauma subito.

2. Il "profilo da deprivazione" e lo svantaggio scolastico

Le Linee Guida MIUR-Garante Infanzia evidenziano come lo sradicamento familiare di cui abbiamo già in parte parlato impatti direttamente sulle funzioni esecutive:

  • Funzioni esecutive compromesse: Un cervello immerso nella modalità di "sopravvivenza" (causata dallo stress da separazione) non ha le risorse energetiche e neurologiche per attivare la memoria di lavoro, l'attenzione selettiva o la pianificazione logica. Il deficit cognitivo non è quindi quasi mai innato, ma indotto dall'ambiente instabile.
  • Il paradosso della burocrazia scolastica: le informazioni fin qui riportate sollevano una critica fondamentale alla continuità didattica. I tempi del tribunale e dei trasferimenti logistici dei minori (da una struttura all'altra o fuori regione) non coincidono mai con i tempi della programmazione scolastica (es. scadenze per i Piani Didattici Personalizzati - PDP). Il minore si trova così doppiamente penalizzato: emotivamente sradicato e didatticamente abbandonato.

3. La lettura psicanalitica e dell'attaccamento: la distruzione delle fondamenta

I richiami a Klein, Winnicott e Bowlby offrono la chiave di lettura sul perché il danno sia così profondo:

  • Perdita dell'oggetto primario (Klein): Se l'oggetto primario (es. la madre) viene rimosso violentemente o bruscamente prima che sia stato strutturalmente interiorizzato come "buono" e stabile, l'Io del bambino si frammenta. La capacità futura di provare gratitudine e fiducia nel mondo viene gravemente compromessa.
  • Il crollo dell'holding (Winnicott): L'allontanamento spezza l'ambiente di supporto (holding) e l'illusione di onnipotenza necessaria al neonato per strutturare un “Sé” integro. Senza una madre "sufficientemente buona" (o un sostituto materno immediato, stabile e individualizzato), il bambino sviluppa un Falso Sé adattivo, una maschera di compiacenza che nasconde un vuoto emotivo devastante.
  • Il sistema di attaccamento come salvavita (Bowlby): Per Bowlby l'attaccamento è un bisogno primario, filogeneticamente programmato per la sopravvivenza. Spezzare questo legame senza una transizione protetta equivale, nella percezione biologica del bambino, a essere esposto direttamente ai "predatori". Il panico e l'iperventilazione in età adulta sono i residui di quel terrore ancestrale di abbandono.

Sintesi della Critica: Il costo dell'allontanamento istituzionale

L'allontanamento di un minore – in particolare nella prima infanzia (0-6 anni) e soprattutto se attuato lontano dal territorio d'origine (fuori regione/distretto) – non può più essere considerato una misura "neutra" di protezione sociale. Se il sistema pubblico allontana un bambino per proteggerlo da un contesto familiare inadeguato, ma lo inserisce in un circuito istituzionale frammentato, instabile e geograficamente distante, sta sostituendo un danno privato con un danno di Stato.

Le evidenze pediatriche e psicologiche impongono un cambio di paradigma:  l'allontanamento deve essere, come da giurisprudenza, l'estrema ratio, e qualora si renda indispensabile, deve avvenire mantenendo la massima prossimità geografica, garantendo la continuità scolastica e, soprattutto nei piccolissimi, privilegiando l'inserimento immediato in famiglie affidatarie formate (affido neonatale) piuttosto che in strutture residenziali, per evitare che la deprivazione affettiva si trasformi in una patologia medica permanente.

Riferimenti Scientifici e Istituzionali di Supporto

Per approfondire la letteratura scientifica internazionale e i documenti istituzionali italiani relativi a questa tematica, è possibile consultare le seguenti fonti ufficiali:

  • Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Quaderni della Ricerca Sociale: Per consultare i dati ufficiali sulle tendenze dell'affido e delle strutture residenziali in Italia (inclusi i recenti report SIOSS come il QRS 66).
  • Autorità Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza (AGIA): Per scaricare i protocolli e le Linee Guida nazionali sul diritto allo studio e il benessere dei minorenni fuori dalla famiglia d'origine.
  • Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS): Per rintracciare gli studi clinici sull'impatto neurobiologico dello stress precoce (Early Life Stress) e della deprivazione genitoriale nei bambini.
  • PubMed / NCBI (National Center for Biotechnology Information): Per la letteratura medica internazionale indicizzata riguardante gli effetti dei traumi infantili sulla lunghezza dei telomeri, sull'asse HPA e sulla produzione di citochine infiammatorie (parole chiave utili: "early life stress telomeres", "childhood deprivation inflammation").

 



[4] Melanie Klein, austriaca naturalizzata britannica (Vienna, 30 marzo 1882 – Londra, 22 settembre 1960)

[5] Invidia e gratitudine, Melanie Klein 1985 Martinelli Ed

[6] Pediatra e psicoanalista britannico (Plymouth 7 aprile 1896 – Londra, 28 gennaio 1971)

[7] Invidia e gratitudine, Melanie Klein 1985 Martinelli Ed

[8] Sulla natura umana, D. Winnicott 1988 Raffaello Cortina Ed.

[9] John Bolwby,  medico e psicoanalista britannico, che ha esaminato e definito in particolare la teoria dell'attaccamento, madre-bambino e quelli legati alla realizzazione dei legami affettivi con la sua della famiglia. (Londra il 26 febbraio 1907– Isola di Skye2 settembre 1990)

[10] Associazione Italiana Psicologia Giuridica - Corso di Formazione in Psicologia Giuridica, Psicopatologia e Psicodiagnostica Forense - “L’abbandono di minori: aspetti giuridici e psicologici. Il diritto dei minori ad una famiglia.” - Corsista: Stefania Alfano ANNO 2008