domenica 13 settembre 2026

 


Spesso i giudici del Tribunale dei Minorenni emettono una sentenza di allontanamento di un minore dai suoi genitori basata su una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU) che ha  utilizzato il test di Rorschach senza contestare al perito che non si può usare un test di questo tipo per accertare l'inidoneità genitoriale

La sentenza è impugnabile per vizio di motivazione (difetto di motivazione o travisamento dei fatti), ma, ricordiamo, che la sentenza non è automaticamente "nulla",

La distinzione è sottile ma fondamentale per capire come muoversi in sede legale. Ecco come si articola la situazione

 

Perché la sentenza non è "nulla" di diritto

Nel diritto processuale civile, la nullità di una CTU (e di riflesso della sentenza) si verifica quasi esclusivamente per vizi procedurali insanabili, come la violazione del principio del contraddittorio (ad esempio, se il CTU ha svolto incontri senza avvisare i Consulenti Tecnici di Parte - CTP, impedendo loro di partecipare).

Il disaccordo sulla scelta di un test psicologico o sulla sua interpretazione scientifica:

  • Non costituisce di per sé una violazione di legge che rende l'atto nullo.
  • Rientra nella discrezionalità tecnica del perito (come ribadito anche di recente dalla Cassazione, es. Ordinanza n. 25446/2023).

Ma Anche se il test in sé non rende nulla la perizia, la giurisprudenza della Corte di Cassazione è rigidissima su un punto: il Giudice non può usare un test proiettivo come "scure" per decidere l'allontanamento di un minore o l'inidoneità genitoriale.

I test di personalità (come il Rorschach o l'MMPI) servono solo a delineare la struttura psicologica profonda dell'adulto, ma non hanno validità predittiva diretta sulle reali competenze genitoriali pratiche.

Se il CTU e, di conseguenza, il Giudice hanno basato la decisione di allontanamento prevalentemente o esclusivamente sui risultati del Rorschach (es. "il genitore ha tratti di personalità rigidi al Rorschach, quindi è inidoneo"), la sentenza è fortemente viziata e può essere riformata in Appello o cassata per i seguenti motivi:

  • Mancanza di rigore scientifico: Il Giudice deve accertare la capacità concreta di accudimento, la qualità della relazione affettiva e l'assenza di reali pregiudizi per il minore. I test astratti non bastano.
  • Carenza di motivazione: Se il Giudice recepisce acriticamente le conclusioni del CTU basate solo sul test (diventando un mero "passacarte" del perito, il cosiddetto errore del iudex peritus peritorum), viola l'obbligo di motivazione.

·        Principio di Cassazione: L'allontanamento di un minore dalla famiglia biologica è la extrema ratio. Può essere disposto solo in presenza di un gravissimo e concreto pericolo di pregiudizio per lo sviluppo del figlio, accertato attraverso l'esame dei fatti storici e comportamenti reali, e mai sulla base di costrutti teorici ricavati da un singolo reattivo psicologico.

In questi casi, se ci si trova davanti a una situazione del genere, la strategia legale non punta a eccepire la "nullità formale" della CTU, bensì a smontarne la logica intrinseca, quindi:

·       Il Consulente di Parte deve depositare nei termini una nota in cui evidenzia la letteratura scientifica internazionale (ad esempio, le linee guida APA o i protocolli di psicologia giuridica) che nega al Rorschach validità predittiva sulla genitorialità.

·       Si deve richiedere al Giudice di discostarsi dalle risultanze della CTU (potere-dovere del Giudice) in quanto prive di fondamento metodologico clinico-giuridico focalizzato sul minore.

·       Se il Giudice di primo grado sposa comunque la tesi del CTU basata sul test, si impugna la sentenza denunciando il vizio di motivazione e il travisamento delle risultanze istruttorie per violazione del principio del superiore interesse del minore

 

Per finire facciamo un esempio pratico:

Angela (nome fittizio) è una madre che sta affrontando una causa di separazione molto conflittuale. Durante la Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU), si sottopone al test di Rorschach.

  • Cosa emerge: Nelle risposte di Angela emergono elementi di marcata ansia, chiusura emotiva e un profilo di personalità rigido.
  • L'errore (l'uso "a scure"): Il giudice o il perito superficiale decidono di fondare il provvedimento di allontanamento del figlio su questi soli dati, scrivendo che la madre ha una "personalità fragile e inadatta" e che questo mette a rischio il minore.
  • L'approccio corretto: Il giudice e il perito non si fermano al test. Verificano se quella rigidità emotiva si traduce in un danno reale per il bambino. Osservano Anna mentre interagisce col figlio e notano che, nonostante le sue ansie interiori, è una madre affettuosa, presente, sintonizzata sui bisogni del piccolo e capace di accudirlo perfettamente. L'allontanamento viene così evitato, perché la prova empirica della relazione smentisce il "verdetto" rigido del test proiettivo.

In sintesi, il test proiettivo può indicare chi è una persona nella sua interiorità, ma solo i comportamenti reali dicono come quella persona fa il genitore.


giovedì 10 settembre 2026

 


Considerazioni sulle conseguenze nella qualità di vita di un bambino allontanato dai genitori

Da studi fatti a livello europeo e riportati dal dr. Vittorio Vezzetti su “Pediatria Preventiva e Sociale” ed anche dal dr. Massimo Rosselli del Turco sul suo blog Giuridico e Sociale,[1] leggiamo che generalmente si tende a credere che i danni sui minori da deprivazione genitoriale siano esclusivamente danni psicologici, sappiamo con certezza che i bambini allontanati dai genitori naturali riportano spesso anche numerosi danni fisici quindi, scarso sviluppo e scarsi esiti di salute fisica nel breve e nel lungo termine.

I danni fisici derivano spesso dagli stessi danni della psiche, infatti, il mantenere un bambino, soprattutto se molto piccolo, troppo a lungo in una situazione di stress senza proteggerlo con azioni terapeutiche possono:

·       alterare la neurobiologia del cervello causando spesso problemi nella regolazione

dell’emozione, a quelli dell’attenzione, ed anche danni nell’attività fisica e motoria del bambino.

·       specie in situazioni di carenza affettiva dopo la separazione del minore da uno o entrambi genitori, agendo sulla lunghezza dei telomeri, e sulla e sulla produzione di sostanze pro-infiammatorie vanno ad aumentare molte malattie del metabolismo, la sopravvenienza di cancro, patologie alle ossa dello scheletro;

·       se geneticamente predisposti, i bambini, diventati grandi, saranno spesso soggetti ad attacchi di panico e quindi aumento della respirazione, aumento del battito cardiaco, tremori, dolori al petto, sudorazione abbondante, asfissia e iperventilazione, nausee e mal di pancia, paura di impazzire, ipertensione ecc.;

·       creare problemi sull’assetto ormonale come deficit d’increzione del GH (nanismo psico-sociale, nella vecchia dizione) o evidenze sulla modulazione dell’effetto di Glucocorticoidi (ormoni dello stress) o produzione di Ossitocina (ormoni dell’empatia e dell’innamoramento);

·       creare chiare evidenze sugli aspetti bi-umorali come l’aumento della proteina infiammatoria creativa o aumento dei livelli di citochine;

·       facilitare gravidanze non volute;

·       dar luogo a tabagismo;

·       indurre alla propensione all’alcolismo;

·       indurre alla propensione alla dispersione scolastica.

A proposito dell’allontanamento del minore dalla propria famiglia è interessante riportare ancora una volta la relazione congiunta intitolata “Linee Guida per il diritto allo Studio delle alunne e degli alunni fuori dalla famiglia di origine” e firmata dalla Garante nazionale dell’infanzia e l’adolescenza Filomena Albano e la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli[2]:

“L’esperienza degli educatori e la ricerca sul tema evidenzia gli elevati livelli di insuccesso scolastico dei minorenni che crescono al di fuori della loro famiglia, che si manifestano con carriere scolastiche più brevi e rapidamente professionalizzanti, con bocciature frequenti, abbandono precoce, alti livelli di assenze e il conseguimento di esiti sistematicamente inferiori nelle competenze di base. - Si delinea, pertanto, un profilo tipico da deprivazione (deprivation-specific psychological patterns), che presenta le seguenti caratteristiche:

- scarsa competenza verbale: a 3 anni i bambini che vivono in un contesto deprivato conoscono metà delle parole dei soggetti avvantaggiati e la forbice si allarga ulteriormente nel tempo. Le interazioni verbali nei contesti deprivati sono brevissime e vengono formulate generalmente sotto forma di comandi;

- carenze nelle funzioni esecutive, ovvero nell’attenzione, nella memoria di lavoro (fissazione di sequenze ordinate) e nella capacità di inibire, di fronte ad uno stimolo interno o esterno, una risposta istintiva, preferendone una alternativa derivante da un ragionamento. I bambini svantaggiati presentano infatti difficoltà di progettazione, organizzazione, regolazione dei comportamenti e nella flessibilità di adattamento;

- scarsa competenza logico-deduttiva (problem-solving);

- carenze nella capacità critica e nel pensiero generativo (nella fluidità ideativa);

- carenze di autoregolazione, stima di sé e motivazione. L’esperienza della carenza o della deprivazione di cure familiari crea una sofferenza profonda nel minorenne e una difficoltà nella formazione di un concetto di sé positivo. Spesso è proprio il disagio emotivo ad impedire il normale funzionamento delle funzioni cognitive.

- bisogno di continuità: dati i frequenti cambiamenti che possono caratterizzare la loro vita scolastica (es. transizione dalla famiglia d’origine a quella affidataria, con modalità di vita, principi e valori spesso diversi tra di loro; o alla comunità, transizione dalla comunità ad una famiglia) i minorenni con disabilità, disturbi o difficoltà di apprendimento, frequentemente si trovano a dover affrontare i momenti di transizione, già complicati, senza il necessario sostegno. Il cambio di collocazione, e quindi di scuola, non è per forza corrispondente con i momenti in cui occorre effettuare le richieste delle risorse di personale per il sostegno o il momento adatto per la redazione del Piano didattico personalizzato; da ciò consegue che l’alunno subisce un momento di destabilizzazione dovuto alla mancata continuità.”[3]

E ancora:

“La Klein - psicoanalista austriaca[4] - nel suo modello ipotizzò […] la presenza di oggetti interni – quindi di predisposizione alla relazionalità – all’interno della struttura psichica del bambino fin dalla nascita. I lavori di M.K.[5]sottolineano l’importanza fondamentale della prima relazione oggettuale del bambino – il rapporto con il seno materno e con la madre - giungendo alla conclusione che “se questo oggetto primario, che viene introiettato, mette nell’ Io radici abbastanza salde, viene posta una base solida per uno sviluppo soddisfacente. Fattori innati contribuiscono a questo legame “. Inoltre ha più volte evidenziato che questo legame precoce è basilare per lo sviluppo di ogni successivo rapporto d’amore. Per la Klein le persone che non hanno saputo stabilire un rapporto valido con il primo oggetto e che non hanno saputo conservare della gratitudine per esso vanno più soggette a modifiche del carattere che si rilevano come gravi alterazioni della personalità. Per Winnicott[6] la madre già nei primi mesi di gravidanza entra in uno stato psicologico di preoccupazione materna primaria, in cui fornisce al bambino un ambiente psichico e fisico di sostegno (holding), pone in secondo piano i propri bisogni e si sintonizza con quelli del bambino. In questo modo riesce a soddisfare i bisogni del piccolo non appena questi si manifestano. In questa fase dello sviluppo il bambino attraversa uno stato di onnipotenza soggettiva in cui[7], essendo ancora un tutt’uno con la madre, crede di poter soddisfare da solo i propri bisogni. Successivamente quando la madre esce dallo stato di preoccupazione materna primaria e inizia a “riattivare” i propri bisogni e desideri, il bambino sperimenta le prime frustrazioni ed è proprio attraverso queste frustrazioni che il bambino inizia a percepire la realtà esterna e, uscendo dallo stato di onnipotenza soggettiva, attraverso una fase di transizione – in cui si relaziona con il cosiddetto oggetto transazionale – raggiunge la maturità psicologica Winnicott[8] definisce fase transizionale dello sviluppo dell’Io, quella attraverso cui, tra i quattro e i dodici mesi, il bambino costruisce un rapporto tra pura soggettività e realtà oggettiva. Winnicott ha postulato uno spazio potenziale tra il bambino e la madre, che viene colmato da specifici oggetti simbolici definiti oggetti transizionali; questi permettono alla madre di allontanarsi, mentre il bambino se la sente vicino simbolicamente. Per la formazione di un Sè integro ed autentico occorrono, quindi, il potenziale ereditario del bambino e una madre “sufficientemente buona”. Dunque per Winnicott il rapporto con la madre deve assolvere ad una duplice funzione: sostenere il bambino ed introdurlo nel mondo reale. Il modello di Bowlby[9], la cosiddetta teoria dell’attaccamento, rappresenta tutt’oggi l’orizzonte di riferimento principale della psicologia dello sviluppo. Bowlby scardina il primato delle pulsioni freudiano (libido o pulsione di vita e aggressività o pulsione di morte) ponendo al centro del comportamento e della psiche umana il sistema d’attaccamento, che diviene quindi il sistema motivazionale principale del comportamento umano. Secondo Bowlby le interazioni tra madre e bambino (che iniziano già durante la gravidanza, e che vanno dall’abbraccio allo scambio di sguardi, alla nutrizione, alla consolazione ecc.), strutturano ciò che viene definito sistema d’attaccamento, il sistema che guiderà (anche nella vita adulta) le interazioni e gli scambi relazionali affettivi. Gli studi di Bowlby e dei suoi collaboratori hanno evidenziato come il legame iniziale che ogni bambino instaura con la propria madre dipenda da un bisogno innato di entrare in contatto con gli appartenenti alla propria specie. La relazione che unisce madre e bambino è determinata geneticamente ed è basata su una motivazione primaria al contatto sociale. Il modello bowlbiano presenta il grande contributo innovativo di aver ancorato la “sociabilità” del piccolo dell’uomo alla propria base filogenetica e biologica. L’attaccamento è un legame reciproco emotivo e strumentale la cui funzione adattiva è la protezione dai predatori.”[10]

E ancora

L’analisi del materiale che abbiamo proposto sposta il focus dal piano logistico-amministrativo (la mancanza di strutture e la programmazione regionale carente) a quello neurobiologico, clinico e pedagogico.

Le informazioni da noi riportate mettono in luce un dato scientifico ormai ampiamente validato: la separazione dai genitori biologici non produce solo una sofferenza psicologica astratta, ma, come abbiamo detto,  provoca una vera e propria cascata di alterazioni fisiche, organiche e cognitive.

Sviluppiamo adesso un’analisi critica strutturata che unisce i dati medici (Vezzetti), i dati istituzionali sulla scuola (Linee Guida Albano-Fedeli) e i modelli della psicologia dello sviluppo (Klein, Winnicott, Bowlby).

1. La somatizzazione dello sradicamento: l'asse stress-biologia

La tesi sollevata dai clinici demolisce il dualismo mente-corpo. Lo stress da allontanamento, se non elaborato e cronicizzato, si traduce in tossicità biologica:

  • L'asse HPA e il cortisolo: L'allontanamento privo di una figura di transizione sintonizzata iper-attiva l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene. L'esposizione cronica a livelli elevati di glucocorticoidi (ormoni dello stress) altera la neuroplasticità cerebrale, in particolare nell'ippocampo (memoria) e nell'amigdala (emozioni).
  • Infiammazione e invecchiamento cellulare: Il riferimento all'accorciamento dei telomeri (le estremità dei cromosomi che indicano l'invecchiamento cellulare) e all'aumento della Proteina C-Reattiva (PRC) e delle citochine dimostra che l'allontanamento coatto può agire come un acceleratore biologico di patologie croniche in età adulta (cardiovascolari, metaboliche, autoimmuni). Il corpo del bambino "tiene il punteggio" del trauma subito.

2. Il "profilo da deprivazione" e lo svantaggio scolastico

Le Linee Guida MIUR-Garante Infanzia evidenziano come lo sradicamento familiare di cui abbiamo già in parte parlato impatti direttamente sulle funzioni esecutive:

  • Funzioni esecutive compromesse: Un cervello immerso nella modalità di "sopravvivenza" (causata dallo stress da separazione) non ha le risorse energetiche e neurologiche per attivare la memoria di lavoro, l'attenzione selettiva o la pianificazione logica. Il deficit cognitivo non è quindi quasi mai innato, ma indotto dall'ambiente instabile.
  • Il paradosso della burocrazia scolastica: le informazioni fin qui riportate sollevano una critica fondamentale alla continuità didattica. I tempi del tribunale e dei trasferimenti logistici dei minori (da una struttura all'altra o fuori regione) non coincidono mai con i tempi della programmazione scolastica (es. scadenze per i Piani Didattici Personalizzati - PDP). Il minore si trova così doppiamente penalizzato: emotivamente sradicato e didatticamente abbandonato.

3. La lettura psicanalitica e dell'attaccamento: la distruzione delle fondamenta

I richiami a Klein, Winnicott e Bowlby offrono la chiave di lettura sul perché il danno sia così profondo:

  • Perdita dell'oggetto primario (Klein): Se l'oggetto primario (es. la madre) viene rimosso violentemente o bruscamente prima che sia stato strutturalmente interiorizzato come "buono" e stabile, l'Io del bambino si frammenta. La capacità futura di provare gratitudine e fiducia nel mondo viene gravemente compromessa.
  • Il crollo dell'holding (Winnicott): L'allontanamento spezza l'ambiente di supporto (holding) e l'illusione di onnipotenza necessaria al neonato per strutturare un “Sé” integro. Senza una madre "sufficientemente buona" (o un sostituto materno immediato, stabile e individualizzato), il bambino sviluppa un Falso Sé adattivo, una maschera di compiacenza che nasconde un vuoto emotivo devastante.
  • Il sistema di attaccamento come salvavita (Bowlby): Per Bowlby l'attaccamento è un bisogno primario, filogeneticamente programmato per la sopravvivenza. Spezzare questo legame senza una transizione protetta equivale, nella percezione biologica del bambino, a essere esposto direttamente ai "predatori". Il panico e l'iperventilazione in età adulta sono i residui di quel terrore ancestrale di abbandono.

Sintesi della Critica: Il costo dell'allontanamento istituzionale

L'allontanamento di un minore – in particolare nella prima infanzia (0-6 anni) e soprattutto se attuato lontano dal territorio d'origine (fuori regione/distretto) – non può più essere considerato una misura "neutra" di protezione sociale. Se il sistema pubblico allontana un bambino per proteggerlo da un contesto familiare inadeguato, ma lo inserisce in un circuito istituzionale frammentato, instabile e geograficamente distante, sta sostituendo un danno privato con un danno di Stato.

Le evidenze pediatriche e psicologiche impongono un cambio di paradigma:  l'allontanamento deve essere, come da giurisprudenza, l'estrema ratio, e qualora si renda indispensabile, deve avvenire mantenendo la massima prossimità geografica, garantendo la continuità scolastica e, soprattutto nei piccolissimi, privilegiando l'inserimento immediato in famiglie affidatarie formate (affido neonatale) piuttosto che in strutture residenziali, per evitare che la deprivazione affettiva si trasformi in una patologia medica permanente.

Riferimenti Scientifici e Istituzionali di Supporto

Per approfondire la letteratura scientifica internazionale e i documenti istituzionali italiani relativi a questa tematica, è possibile consultare le seguenti fonti ufficiali:

  • Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Quaderni della Ricerca Sociale: Per consultare i dati ufficiali sulle tendenze dell'affido e delle strutture residenziali in Italia (inclusi i recenti report SIOSS come il QRS 66).
  • Autorità Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza (AGIA): Per scaricare i protocolli e le Linee Guida nazionali sul diritto allo studio e il benessere dei minorenni fuori dalla famiglia d'origine.
  • Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS): Per rintracciare gli studi clinici sull'impatto neurobiologico dello stress precoce (Early Life Stress) e della deprivazione genitoriale nei bambini.
  • PubMed / NCBI (National Center for Biotechnology Information): Per la letteratura medica internazionale indicizzata riguardante gli effetti dei traumi infantili sulla lunghezza dei telomeri, sull'asse HPA e sulla produzione di citochine infiammatorie (parole chiave utili: "early life stress telomeres", "childhood deprivation inflammation").

 



[4] Melanie Klein, austriaca naturalizzata britannica (Vienna, 30 marzo 1882 – Londra, 22 settembre 1960)

[5] Invidia e gratitudine, Melanie Klein 1985 Martinelli Ed

[6] Pediatra e psicoanalista britannico (Plymouth 7 aprile 1896 – Londra, 28 gennaio 1971)

[7] Invidia e gratitudine, Melanie Klein 1985 Martinelli Ed

[8] Sulla natura umana, D. Winnicott 1988 Raffaello Cortina Ed.

[9] John Bolwby,  medico e psicoanalista britannico, che ha esaminato e definito in particolare la teoria dell'attaccamento, madre-bambino e quelli legati alla realizzazione dei legami affettivi con la sua della famiglia. (Londra il 26 febbraio 1907– Isola di Skye2 settembre 1990)

[10] Associazione Italiana Psicologia Giuridica - Corso di Formazione in Psicologia Giuridica, Psicopatologia e Psicodiagnostica Forense - “L’abbandono di minori: aspetti giuridici e psicologici. Il diritto dei minori ad una famiglia.” - Corsista: Stefania Alfano ANNO 2008 


lunedì 11 marzo 2024


 
Riportiamo integralmente questo interessantissimo articolo della dr.ssa Ida Canino, ripreso dal sito “Assistenti Sociali.org” su come deve essere interpretata la Legge Quadro 328/2000. È molto importante leggerlo attentamente e meditare poter attuare le direttive di questa fondamentale legge e organizzare un lavoro organico. 

Come constaterete questo articolo non è rivolto solamente agli Assistenti Sociali, ma anche a tutti quei soggetti che devono affiancarsi a loro per l'attuazione di Politiche Sociali corrette ed efficaci.

“Le politiche sociali dopo la L 328/2000

Le moderne politiche sociali, dopo la L. 328 del 2000, si stanno quindi orientando verso quella che è definita Community Care, concetto-guida già dato per scontato nei welfare di tutti gli altri stati occidentali. Per community care si intende quel completo ripensamento del sistema di interventi e servizi sociali in vista della realizzazione di politiche per la comunità e da parte della comunità stessa cioè orientato alla creazione di una “caring society”. Primo principio della community care è quindi la presa in carico della comunità da parte della comunità in tutti i suoi elementi attraverso l’intreccio di questi aiuti informali spontanei. Poiché però questi aiuti difficilmente si attivano al di là della cerchia ristretta delle reti più immediate quali la famiglia, bisogna promuovere anche la partecipazione, che non può più essere pensata come residuale o integrativa, del privato sociale (cooperative sociali, associazioni di volontariato e di auto e mutuo aiuto).

Nuove competenze vengono quindi richieste all’operatore che deve concentrare la sua disponibilità operativa in un dato territorio provvedendo alle necessità della comunità di quel territorio attraverso il raccordo di una pluralità di apporti e di risorse locali. In particolare l’A.S. deve essere capace di lavorare in rete con altri servizi (dalla AUSL al privato sociale) e professionisti (psicologi, educatori, medici…) e saper realizzare “pacchetti” di servizi in un’ottica di rete cioè coinvolgendo le reti formali (parenti, amici, vicini di casa, colleghi di lavoro…) e informali.

Con la legge 328 del 2000 si realizza quindi il passaggio da una programmazione che utilizzava una prospettiva di tipo “government” in cui era il soggetto pubblico a prendere decisioni (a governare), a una prospettiva di tipo “governance” in cui il governo si realizza grazie alla mobilitazione di una serie di soggetti (pubblici, di privato sociale e della società civile).

Il concetto di Governance implica l’idea che il raggiungimento di un obiettivo è frutto dell’azione autonoma, ma non isolata, dei diversi attori - Stato, Regioni, Province, Enti locali, Terzo settore e privati - che debbono/possono dare un contributo al processo di attuazione delle politiche sociali.

La partecipazione attiva degli attori sopracitati è resa possibile dall’avvenuta decentralizzazione e/o la tendenza al decentramento istituzionale della politica stessa, in una logica di governo non più gerarchico ma declinato territorialmente che crea le condizioni per la loro azione”[1]

A cura di:

Ida Canino

martedì 27 febbraio 2024

 


L’Italia dei “bambini nel vento”

 

 

C’era una volta una famiglia” in Italia, si, forse “c’era una volta”! Sembra l’inizio di una favola, invece è l’inizio di una tragedia, una tragedia tipica italiana che nasce nel nostro paese dove sembra che la democrazia sia solo una facciata di comodo.

Siamo in Europa, ma ci siamo perché non abbiamo alternativa e la nostra Giustizia in molti casi ci rappresenta come un belletto che dopo averci costruiti finti si cancella prima di andare a dormire perché non si dorme truccati.

E noi dormiamo sonni da anni e la Giustizia, come noi italiani, sembra si sia addormentata aspettando tempi migliori.

E intanto? Intanto nessuno, ad esempio, ci parla più da tre anni di più di 35.000 bambini fuori famiglia, bambini che non sono più con i loro genitori naturali, bambini che le nostre Istituzioni hanno deciso che devono vivere con altre persone o addirittura nelle cosiddette Case Famiglia o come si dice più comunemente “Comunità di Accoglienza”.

Ma di cosa ci lamentiamo! in Europa le statistiche ci informano che la percentuale di questi bambini “fuori famiglia” rispetto agli altri paesi è una fra le più basse! Benissimo, ma io vorrei invece sapere come questi bambini ci sono arrivati fuori della propria famiglia, non tanto quanti sono, perché i bambini delle mafie che vanno a spacciare la droga non sono fra questi perché è pericoloso proteggerli e magari fuori famiglia ci sono i figli della povera gente che non può difendersi e che forse non avevano i soldi per un'abitazione decente o per un buon avvocato.  
Vorrei lamentare ancora, se qualcuno mi ascoltasse, che queste notizie poi sono vecchie, perché risalgono al 2021 e ci sono state date dal ministero dopo molti anni di silenzio! L’ho detto tante volte, fin dal 2008 nei convegni alla Camera e al Senato, in conferenza stampa in Parlamento, e persino in audizione in Commissione Infanzia nel 2015, quindi sono agli atti alla Camera dei Deputati. Risultato: tutto tace, nessuna reazione, il morto non sente e non parla! E allora mi domando: "è morto o dorme, o è proprio sordo o è distratto? Domanda platonica che non avrà risposta ma che ostinatamente continuo a ripetere. "Ci sarà un cambiamento e quando?"

Siccome sono una persona testarda continuo a lamentarmi e a denunciare che non solo non abbiamo saputo niente dal 2012 al 2017, ma nel 2017 ci hanno dato notizie già vecchie del 2016, poi quelle del 2019 nel 2021, saltando il 2018, nel 2023 quelle del 2020 e qualche giorno fa quelle del 2021. Da allora non sappiamo più niente, non sappiamo più nemmeno quanti sono, nessuno ci dice da allora come ci sono arrivati fuori della loro famiglia naturale, perché li hanno allontanati, non sappiamo se sono tornati a casa o se girano ancora per le Comunità, se sono oggi tutelati da qualcuno, se sono dimenticati!

Bambini “dispersi nel vento”, come una volta li ho chiamati, bambini in balia dell’approssimazione, del caso, spesso di una Giustizia distratta, senza risorse intellettuali ed economiche, in mano ad alcuni operatori che non hanno voglia, non hanno tempo, non sono motivati, che non credono più nel loro mestiere!

Povera Italia, il paese del “Diritto”, delle “eccellenze”, un paese demotivato da anni di ingiustizie, un paese dove non si va più a votare, dove gran parte dei cittadini non si curano più perché poveri, un paese allo sbando, dove i bambini, quelli che ancora possono, sono lasciati davanti ai videogiochi o alla televisione che li trascina a loro insaputa in un mondo virtuale, dove tutto sembra bello e patinato!

Ma nessuno se ne accorge di questa deriva? Eppure tutti abbiamo letto tanti anni fa la storia di Pinocchio e del “Paese dei Balocchi”, dove i bambini si trasformavano in asinelli. E ora? ora riposano la mente, non pensano proprio più, non devono pensare più! così non danno fastidio, così non si fanno idee sbagliate e non protestano e non protesteranno nemmeno da grandi perché non sanno e non sapranno mai, perché non avranno sogni, non sono abituati a sognare, il mondo virtuale è diventato realtà e tanto basterà loro!

Ed i genitori che si ribellano rischiano di perdere i loro figli. “Ti devi adeguare” mi disse qualcuno una volta, se non ubbidisci è pericoloso!

Ma possibile mi sono chiesto che siamo a questo punto? Sì, certamente è possibile! l’ho letto anche spesso nelle sentenze dei tribunali dove spesso avviene un dialogo del tipo:

Se non fa quello che le diciamo le togliamo i figli e per sempre, quindi zitto e si adeguati alla Legge! ed io sono la Legge!”

“ma sig. Giudice, la Legge non è la sua, ma di tutti! guardi che c’è un errore lei non è soggetto a nessuno ma alla Legge sì! e qui non si può interpretare c’è la documentazione che smentisce le sue argomentazioni!”

“non si preoccupi, la nostra Legge prevede la possibilità di appellarsi, vada in Appello!”

“ma sig. Giudice e intanto mio figlio è fuori casa, con la sua sentenza ci impedisce anche di vederlo e di sentirlo, non sappiamo nemmeno dove è stato messo!” 

Voci nel vento come quella di molti bambini dispersi che non sappiamo più nemmeno dove sono e tutto questo ancora prima della sentenza definitiva che arriverà fra anni quando tutto sarà oramai deciso dai fatti e dalla realtà di una condanna emessa da tempo fuori dei tribunali!

 

 

Massimo Rosselli del Turco