martedì 22 settembre 2026

 





I motivi degli allontanamenti dei minori non sono spesso plausibili

Lo stesso Ministero delle Politiche Sociali ci racconta che nell’anno 1998/99 “i motivi rimandavano in maniera prevalente a situazioni di povertà materiale, innanzitutto economica (44%), ma anche abitativa (24%). Le difficoltà relazionali disfunzionali con la famiglia di origine costituivano poi, per intensità di indicazioni, il secondo motivo (32%), cui seguivano problemi lavorativi di uno o entrambi i genitori (19%), maltrattamento e incuria del minore (18%).

Tra le motivazioni dell’affidamento familiare (dei minori fuori della famiglia d’origine n.d.r.) predominavano in assoluto le condotte di abbandono e/o di grave trascuratezza della famiglia di origine, cui seguivano problemi prevalenti di tossicodipendenza e, infine, i gravi problemi economici.

Altra informazione e altro motivo critico di allontanamento dei minori dalla propria famiglia, a nostro avviso ce lo dette per il 2010 sempre lo stesso Ministero quando ci disse che questi bambini furono allontanati dai loro genitori nel 37% dei casi per “inadeguatezza genitoriale” termine quantomai generico e sicuramente non valido per separare i bambini dalle loro famiglie.[1]

Stessa criticità la riscontriamo nella relazione ministeriale del 2016 in cui veniamo informati che il 23,1% dei bambini sono stati portati in comunità per “incapacità educativa dei genitori”[2]

Purtroppo già prima della passata pandemia, già il 18 gennaio 2018 la Commissione Parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza a conclusione della sua indagine conoscitiva sui «Minori fuori Famiglia» metteva in evidenza che: “su quattro bambini in affido, tre trovavano collocamento per via giudiziale e uno per via consensuale” ed è molto probabile che questo affidamento sarebbe poi protratto così a lungo che dopo i due anni si sarebbe trasformato d’ufficio in giudiziale essendo soggetto al nulla osta del Tribunale per i minorenni.”[3]

Questo significa, oggi ancor di più, che a volte, essendo la famiglia stessa costretta ad andare dai Servizi Sociali dicendo di non poter più provvedere al mantenimento dei loro figli, li perda definitivamente.

Attenzione quindi, perché in Italia spesso si allontanano i bambini dalle loro famiglie per problemi derivanti dalla povertà, anche se la Legge non lo consente se non in casi molto particolari e non prima di aver aiutato la famiglia in tutti i modi possibili (Art.1 comma 1,2, e 3 della legge 184/83 e segg.),[4] perché il dovere dello Stato e quindi dei Servizi Sociali è quello, appunto, di prevenire i problemi e di aiutare la famiglia, non di risolverli allontanando i loro figli, magari immettendoli in Comunità educative invece che presso altre famiglie o comunità familiari, come stiamo cominciando anche oggi a sentire da molte parti, ancor più di prima,

Attenzione perché così facendo si sta distrugge il tessuto connettivo della nostra società che si regge ancora proprio sul valore della famiglia!

Ad ulteriore riscontro di quello che stiamo dicendo vogliamo riportare un significativo brano della relazione annuale della Commissione Infanzia[5]dell’anno 2019 dal titolo “Io ho diritto” che, fra le altre cose, dice: “[…] si assiste ad un non infrequente allontanamento dei minori dalle famiglie di origine per ragioni legate all’indigenza”[6]

Negli anni successivi la vulnerabilità della famiglia ci è indicata in alcune specifiche cause riportate dal Rapporto di valutazione 2018-2020 e 2021-2023 P.I.P.P.I. Programma di intervento per la prevenzione dell’istituzionalizzazione edita dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

 

Rapporto di valutazione                                       2018-2020[7]     2021-2023[8]

Relazioni familiari                                                    67,7%                   71,0%

·       Conflittualità di coppia                                           38,2%                    43,15%

·       Assenza di uno o entrambi i genitori                      34,6%                    39,7%

·       Famiglia ricomposta                                               11,4%                    20,8%

·       Adozione difficile                                                   01,3%                    1,2%

·       Esperienza di collocamento etero-familiare                                         13,5%

Vulnerabilità sociali                                              67,2%                    86,2%

·       Bassa scolarizzazione dei genitori                        40,9%                     64,5%

·       Isolamento, emarginazione sociale                       33,5%                     47,2%

·       Presa in carico transgenerazionale                        13,0%                     21,2%

·       Quartiere degradato                                              08,0%                     13,8%

·       Migrazione                                                                                           21,2%

Status economico                                                65,4%                   74,8%

·       Condizione economica lavorativa                       58,1%                    68,7%

·       Abitazione                                                            32,3%                     40,9%

·       Povertà                                                                 21,6%                     34,9%

Vulnerabilità del bambino o più bambini           61,9%                      74,8%

·       Disagio psicologico e neuropsichiatrico            46,8%                  

·       Disagio psicologico                                                                            54,7%

·       Disagio neuropsichiatrico                                                                   35,6%

·       Disabilità                                                             23,0%                      36,1%

·       Dispersione scolastica                                        07,4%                       14,8%

Vulnerabilità dei genitori                                   61,4%                       66,1%

·       Disagio psicologico                                           42,3%                        56,6%

·       Dipendenza                                                       17,5%                        16,5%

·       Patologia psichiatrica                                       12,7%                        14,3%

·       Disabilità                                                          12,2%                        12,6%

Evento traumatico                                           42,8%                       56,6%

Trascuratezza e comportamenti a rischio        42,3%                       54,9%

·       Incuria e negligenza                                         25,2%                       38,2%

·       Comportamenti devianti/a rischio                   22,3%                        29,15

·       Detenzione                                                      06,7%                        8,5%

Violenza assistita abuso e maltrattamento      18,9%                      30,7%

·       Violenza assistita                                                                              20,1%

·       Maltrattamento psicologico                                                             16,7%

·       Maltrattamento fisico                                                                       8,0%

·       Abuso e/o sospetto                                                                           3,9%

Altra vulnerabilità                                          12,0%

Vulnerabilità di altre persone e conviventi                                     21%

·       Disagio psicologico                                                                       15,3%

·       Disabilità                                                                                        6,8%

·       Dipendenze                                                                                    3,9%

·       Patologia psichiatrica                                                                     3,2%

 

Vediamo, quindi, cosa dice, fra le altre cose, questo “Rapporto di valutazione”:

“Il programma P.I.P.P.I. è stato avviato nel contesto della attuale legislazione europea (CRC1989 - artt. 3, 9, 12, 18 e 20 nello specifico-, EU2020Strategy, REC.2006/19, REC. 2013/778), che riconosce il sostegno alla genitorialità come strategia essenziale per «rompere il circolo dello svantaggio sociale e assicurare ai bambini a good start nella vita», e della legislazione italiana che sottolinea l’importanza di far crescere i bambini all’interno delle famiglie (L.149/2001) […] La vulnerabilità, pertanto, non è tanto un problema delle famiglie, quanto un problema delle condizioni sociali, economiche e culturali che contribuiscono a generarla, attraverso il cosiddetto “circolo dello svantaggio sociale” (REC 2013/112/UE): la bassa istruzione genera bassa occupazione; la bassa occupazione basso reddito; il basso reddito, e quindi la condizione di povertà economica, genera povertà educativa e sociale. I bambini delle famiglie P.I.P.P.I. arrivano a scuola in evidenti condizioni di disuguaglianza, come dimostra, fra l’altro, l’alta incidenza di bambini con bisogni educativi speciali (BES). Per queste ragioni l’approccio all’intervento sulla vulnerabilità proposto in P.I.P.P.I. intende costruire una reale possibilità per questi bambini, e per i bambini nei primi mille giorni di vita in particolare, di interrompere il “circolo dello svantaggio sociale” attraverso l’introduzione di dispositivi quali educativa domiciliare (home visiting), vicinanza solidale, gruppi dei genitori e dei bambini, partenariato fra scuola, famiglia e servizi. L’obiettivo è sostenere il loro sviluppo garantendo una più alta qualità educativa e relazionale nel loro ambiente familiare e sociale, che possa, a sua volta, contribuire a migliorarne il rendimento scolastico e, conseguentemente, l’integrazione sociale presente e futura, tramite il rafforzamento delle risposte genitoriali e sociali ai loro bisogni di sviluppo. La fascia della vulnerabilità familiare viene così riconosciuta come uno spazio di speciale opportunità per mettere in campo interventi efficacemente orientati alla prevenzione della povertà e della diseguaglianza sociale, come richiesto dalla L. 149/2001, da alcune direttive europee, dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, oltre che dalla Convenzione Internazionale dei Diritti dell’Infanzia.”[9]

Tornando ai dati attuali, i problemi relazionali […] conservano la loro importanza anche tra i motivi secondari, ma qui appaiono con forza difficoltà contingenti dei nuclei familiari – ma che rischiano di cronicizzarsi – ovverosia: problemi economici della famiglia, problemi abitativi, problemi lavorativi di uno o entrambi i genitori.”[10]

Per quanto riguarda gli allontanamenti amministrativi fatti per mezzo dell’art. 403 del codice civile valgono le stesse criticità che si riscontrano nei motivi suddetti.

A volte si vanno a prendere dei bambini addirittura con motivazioni che fanno presupporre maltrattamenti[11] o altro, senza motivazioni certe, a volte si vanno a togliere ad una famiglia alcuni figli e se ne lasciano altri e il tribunale non se ne accorge nemmeno e anche se in alcuni casi se ne accorge conosciamo casi in cui il giudice non dice niente in proposito al Servizio sociale del comune che ha disposto questo allontanamento.

Precisiamo che l’applicazione dell’articolo 403 c.c. è un atto amministrativo che deve essere fatto per iscritto e ci è capitato di riscontrare anche che i bambini sono allontanati dai Servizi sociali dalla loro famiglia addirittura senza il 403 c.c. ne orale ne scritto.

L’allontanamento poi si deve attuare solamente e unicamente quando un minore è in grave pericolo e ci siano le caratteristiche della immediatezza del provvedimento in quanto la famiglia o chi ne ha la responsabilità genitoriale lo fa vivere in una situazione di “grave pericolo per la propria integrità fisica e psichica”.

Il Tribunale dei Minorenni di Trieste, in proposito, precisava che “deve esservi emergenza di provvedere (da intendersi quale circostanza negativa improvvisa e imprevista, tale da richiedere una immediata messa in sicurezza del minore).”[12]

Quindi se una famiglia fa vivere un figlio in una di queste situazioni è ovvio che il minore deve essere allontanato e se i figli sono più di uno tutti vanno allontanati perché anche loro ovviamente sono in pericolo. Ci capitò un caso “di 5 bambini fra cui due appena nati i cui Servizi Sociali allontanarono con un 403 c.c. 3 figli e 2 li lasciarono ai genitori dicendo al tribunale che gli stessi genitori non li avevano voluti consegnare! Fu lo stesso tribunale che dopo un altro mese ordinò gli altri due allontanamenti senza meravigliarsi, anzi giustificando il non allontanamento degli altri due bambini con la stessa motivazione. Notiziamo, fra l’altro che dopo circa un anno e mezzo tutti i bambini tornarono a casa senza nemmeno le scuse della magistratura.

A volte si raccolgono informazioni da un vicino di casa e si relaziona al P.M. del tribunale dei Minorenni senza conoscere la famiglia e il tribunale avalla quello che dice l’assistente sociale ed emette un’ordinanza.[13]

A tal proposito è bene ricordare che in merito si è espresso anche il Tribunale dei Minorenni Bologna  il 13 gennaio 2011 n. 18 dicendo: “Il provvedimento amministrativo con cui i servizi sociali, in via provvisoria e urgente, prelevano dall'abitazione familiare un minore (ex art. 403 c.c.) non può essere ratificato dal tribunale dei minori, ma anzi deve essere revocato dove non sia adeguatamente motivato, con conseguente ordine di ricollocamento immediato del minore stesso nel proprio ambito familiare.[14] - e il Tribunale dei Minorenni Roma  il 4 novembre 1994 si allineava dicendo: “È abnorme e per ciò nullo e privo di effetti il provvedimento perché l'applicazione della norma presuppone una situazione pregiudizievole in atto e non il timore, anche plausibile, di un pericolo futuro”[15]

Infine vogliamo anche ricordare che dopo i fatti di Bibbiano il presidente del Tribunale di Bologna Spataro, avrebbe detto che su 100 richieste di allontanamento ne erano state respinte 85, il che avrebbe dovuto anche presupporre un problema grave a carico dei Servizi sociali e che i giudici avessero preso provvedimenti adeguati, cioè allertare precauzionalmente le procure dell’anomalia, cosa che, invece, non è stata fratta.[16]

Ad onor del vero il Presidente Spataro chiarì che non erano stati presi provvedimenti perché i Servizi sociali avevano presentato 100 “segnalazioni di potenziale pregiudizio” quindi assai meno definitive. E così non si fece nulla. La cosa fu comunque, disse Panorama, “smentita dalla stessa Associazione Italiana Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia, di cui lo stesso Spataro era vicepresidente. “L’11 e 12 ottobre, l’AIMMF si è riunita a congresso a Lecce, e nella nota finale si parla proprio di 100 richieste di allontanamento - L’articolo infatti prosegue dicendo che -A seguito delle recenti puntuali precisazioni fornite dal presidente del tribunale dei Minorenni di Bologna […] è stato accertato che in 85 provvedimenti su 100, avviati su richiesta della procura minorile, era stata respinta la richiesta di allontanamento dei minori dalla famiglia d’origine e il collocamento presso terzi suggerito dai Servizi sociali.”[17]

Quindi consigliamo chi di dovere di fare molta attenzione e molto scrupolo nell’attuare questo provvedimento che, con i tempi della Giustizia odierni, i bambini possono rimanere fuori famiglia anche anni quando non c’era bisogno di allontanarli, almeno in maniera così urgente. 



[3] https://www.camera.it/leg17/491?idLegislatura=17&categoria=017bis&ti-pologiaDoc=documento&numero=012&doc=intero cfr. con il Quaderno 19 del MLPS pag.13,18,19 E addirittura troviamo nel resoconto dello stesso Ministero del 2010 che il 37% dei bambini è collocato in un servizio residenziale in forma consensuale.pag.22 Microsoft Word - Report MFF R.doc (minori.gov.it)

“Tre affidamenti su quattro sono di natura giudiziale. È questa una evidenza trasversale all’intero territorio nazionale e da ricollegare da una parte alla tendenza a intervenire per via giudiziale sin dall’inizio nel caso di situazioni problematiche o caratterizzate da conflittualità o scarsa adesione della famiglia di origine al progetto di sostegno, e dall’altra al protrarsi delle permanenze di accoglienza per le quali, passato il termine dei due anni, l’affidamento da consensuale si trasforma d’ufficio in giudiziale essendo soggetto al nulla osta del Tribunale per i minorenni.”

Vedi: https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Quaderni%20della%20Ricerca%20Sociale%2046,%20Rilevazione%20dati%20bambini%20e%20ragazzi%20in%20affidamento%20anno%202017/QRS-46-Rilevazione-Coordinata-Anno-2017.pdf

[4] Art.1 comma 1,2, e 3

Comma 1.

“Il minore ha diritto di crescere ed essere educato nell'àmbito della propria famiglia.”
Comma 2 

“Le condizioni di indigenza dei genitori o del genitore esercente la potestà genitoriale non possono essere di ostacolo all'esercizio del diritto del minore alla propria famiglia. A tal fine a favore della famiglia sono disposti interventi di sostegno e di aiuto.”
Comma 3.

“Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'àmbito delle proprie competenze, sostengono, con idonei interventi, nel rispetto della loro autonomia e nei limiti delle risorse finanziarie disponibili, i nuclei familiari a rischio, al fine di prevenire l'abbandono e di consentire al minore di essere educato nell'àmbito della propria famiglia.”

[5] La preparazione del documento si protrasse per 3 anni. Lo dice la parlamentare Bellucci in audizione in Commissione Infanzia il 3 marzo 2021 dopo 1 ora e 03 minuti nel link: evento | WebTV (camera.it)

[6] Pag.19 chrome-extension://efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg19/file/repository/relazioni/libreria/novita/XVIII/Io_ho_diritto_2019.pdf

[9] Pag.3 del Quaderno della ricerca sociale 47 del Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali

QRS-47-Sintesi-PIPPI-2018-2020.pdf (lavoro.gov.it)

[11] Come nel caso “Ferrara” la cui documentazione è a disposizione della magistratura di cui abbiamo documentazione, in cui dopo anni la procura ha assolto il genitore a cui avevano sottratto i figli con la motivazione “il fatto non sussiste!”

[13] Anche in questo caso la documentazione è a disposizione della magistratura.


Nessun commento:

Posta un commento