Considerazioni
sulle conseguenze nella qualità di vita di un bambino allontanato dai genitori
Da
studi fatti a livello europeo e riportati dal dr. Vittorio Vezzetti su
“Pediatria Preventiva e Sociale” ed anche dal dr. Massimo Rosselli del Turco
sul suo blog Giuridico e Sociale,[1]
leggiamo che generalmente si tende a credere che i danni sui minori da
deprivazione genitoriale siano esclusivamente danni psicologici, sappiamo con
certezza che i bambini allontanati dai genitori naturali riportano spesso anche
numerosi danni fisici quindi, scarso sviluppo e scarsi esiti di salute fisica
nel breve e nel lungo termine.
I danni fisici derivano spesso
dagli stessi danni della psiche, infatti, il mantenere un bambino, soprattutto
se molto piccolo, troppo a lungo in una situazione di stress senza proteggerlo
con azioni terapeutiche possono:
·
alterare la neurobiologia del cervello causando
spesso problemi nella regolazione
dell’emozione, a quelli
dell’attenzione, ed anche danni nell’attività fisica e motoria del bambino.
·
specie in situazioni di carenza affettiva dopo la
separazione del minore da uno o entrambi genitori, agendo sulla lunghezza dei
telomeri, e sulla e sulla produzione di sostanze pro-infiammatorie vanno ad
aumentare molte malattie del metabolismo, la sopravvenienza di cancro,
patologie alle ossa dello scheletro;
·
se geneticamente predisposti, i bambini, diventati
grandi, saranno spesso soggetti ad attacchi di panico e quindi aumento della
respirazione, aumento del battito cardiaco, tremori, dolori al petto,
sudorazione abbondante, asfissia e iperventilazione, nausee e mal di pancia,
paura di impazzire, ipertensione ecc.;
·
creare problemi sull’assetto ormonale come deficit
d’increzione del GH (nanismo psico-sociale, nella vecchia dizione) o evidenze
sulla modulazione dell’effetto di Glucocorticoidi (ormoni dello stress) o
produzione di Ossitocina (ormoni dell’empatia e dell’innamoramento);
·
creare chiare evidenze sugli aspetti bi-umorali
come l’aumento della proteina infiammatoria creativa o aumento dei livelli di
citochine;
·
facilitare gravidanze non volute;
·
dar luogo a tabagismo;
·
indurre alla propensione all’alcolismo;
·
indurre alla propensione alla dispersione
scolastica.
A proposito dell’allontanamento del minore dalla
propria famiglia è interessante riportare ancora una volta la relazione
congiunta intitolata “Linee Guida per il diritto allo Studio delle alunne e
degli alunni fuori dalla famiglia di origine” e firmata dalla Garante nazionale
dell’infanzia e l’adolescenza Filomena Albano e la ministra dell’Istruzione
Valeria Fedeli[2]:
“L’esperienza degli educatori e la ricerca sul tema
evidenzia gli elevati livelli di insuccesso scolastico dei minorenni che
crescono al di fuori della loro famiglia, che si manifestano con carriere
scolastiche più brevi e rapidamente professionalizzanti, con bocciature
frequenti, abbandono precoce, alti livelli di assenze e il conseguimento di
esiti sistematicamente inferiori nelle competenze di base. - Si delinea,
pertanto, un profilo tipico da deprivazione (deprivation-specific
psychological patterns), che presenta le seguenti caratteristiche:
-
scarsa competenza verbale: a 3 anni i bambini che vivono in un contesto
deprivato conoscono metà delle parole dei soggetti avvantaggiati e la forbice
si allarga ulteriormente nel tempo. Le interazioni verbali nei contesti
deprivati sono brevissime e vengono formulate generalmente sotto forma di
comandi;
-
carenze nelle funzioni esecutive, ovvero nell’attenzione, nella memoria di
lavoro (fissazione di sequenze ordinate) e nella capacità di inibire, di fronte
ad uno stimolo interno o esterno, una risposta istintiva, preferendone una
alternativa derivante da un ragionamento. I bambini svantaggiati presentano
infatti difficoltà di progettazione, organizzazione, regolazione dei
comportamenti e nella flessibilità di adattamento;
-
scarsa competenza logico-deduttiva (problem-solving);
-
carenze nella capacità critica e nel pensiero generativo (nella fluidità
ideativa);
-
carenze di autoregolazione, stima di sé e motivazione. L’esperienza della
carenza o della deprivazione di cure familiari crea una sofferenza profonda nel
minorenne e una difficoltà nella formazione di un concetto di sé positivo.
Spesso è proprio il disagio emotivo ad impedire il normale funzionamento delle
funzioni cognitive.
-
bisogno di continuità: dati i frequenti cambiamenti che possono caratterizzare
la loro vita scolastica (es. transizione dalla famiglia d’origine a quella
affidataria, con modalità di vita, principi e valori spesso diversi tra di
loro; o alla comunità, transizione dalla comunità ad una famiglia) i minorenni
con disabilità, disturbi o difficoltà di apprendimento, frequentemente si
trovano a dover affrontare i momenti di transizione, già complicati, senza il
necessario sostegno. Il cambio di collocazione, e quindi di scuola, non è per
forza corrispondente con i momenti in cui occorre effettuare le richieste delle
risorse di personale per il sostegno o il momento adatto per la redazione del
Piano didattico personalizzato; da ciò consegue che l’alunno subisce un momento
di destabilizzazione dovuto alla mancata continuità.”[3]
E
ancora:
“La Klein - psicoanalista austriaca[4] - nel suo modello ipotizzò […] la presenza di oggetti interni – quindi di predisposizione alla relazionalità – all’interno della struttura psichica del bambino fin dalla nascita. I lavori di M.K.[5]sottolineano l’importanza fondamentale della prima relazione oggettuale del bambino – il rapporto con il seno materno e con la madre - giungendo alla conclusione che “se questo oggetto primario, che viene introiettato, mette nell’ Io radici abbastanza salde, viene posta una base solida per uno sviluppo soddisfacente. Fattori innati contribuiscono a questo legame “. Inoltre ha più volte evidenziato che questo legame precoce è basilare per lo sviluppo di ogni successivo rapporto d’amore. Per la Klein le persone che non hanno saputo stabilire un rapporto valido con il primo oggetto e che non hanno saputo conservare della gratitudine per esso vanno più soggette a modifiche del carattere che si rilevano come gravi alterazioni della personalità. Per Winnicott[6] la madre già nei primi mesi di gravidanza entra in uno stato psicologico di preoccupazione materna primaria, in cui fornisce al bambino un ambiente psichico e fisico di sostegno (holding), pone in secondo piano i propri bisogni e si sintonizza con quelli del bambino. In questo modo riesce a soddisfare i bisogni del piccolo non appena questi si manifestano. In questa fase dello sviluppo il bambino attraversa uno stato di onnipotenza soggettiva in cui[7], essendo ancora un tutt’uno con la madre, crede di poter soddisfare da solo i propri bisogni. Successivamente quando la madre esce dallo stato di preoccupazione materna primaria e inizia a “riattivare” i propri bisogni e desideri, il bambino sperimenta le prime frustrazioni ed è proprio attraverso queste frustrazioni che il bambino inizia a percepire la realtà esterna e, uscendo dallo stato di onnipotenza soggettiva, attraverso una fase di transizione – in cui si relaziona con il cosiddetto oggetto transazionale – raggiunge la maturità psicologica Winnicott[8] definisce fase transizionale dello sviluppo dell’Io, quella attraverso cui, tra i quattro e i dodici mesi, il bambino costruisce un rapporto tra pura soggettività e realtà oggettiva. Winnicott ha postulato uno spazio potenziale tra il bambino e la madre, che viene colmato da specifici oggetti simbolici definiti oggetti transizionali; questi permettono alla madre di allontanarsi, mentre il bambino se la sente vicino simbolicamente. Per la formazione di un Sè integro ed autentico occorrono, quindi, il potenziale ereditario del bambino e una madre “sufficientemente buona”. Dunque per Winnicott il rapporto con la madre deve assolvere ad una duplice funzione: sostenere il bambino ed introdurlo nel mondo reale. Il modello di Bowlby[9], la cosiddetta teoria dell’attaccamento, rappresenta tutt’oggi l’orizzonte di riferimento principale della psicologia dello sviluppo. Bowlby scardina il primato delle pulsioni freudiano (libido o pulsione di vita e aggressività o pulsione di morte) ponendo al centro del comportamento e della psiche umana il sistema d’attaccamento, che diviene quindi il sistema motivazionale principale del comportamento umano. Secondo Bowlby le interazioni tra madre e bambino (che iniziano già durante la gravidanza, e che vanno dall’abbraccio allo scambio di sguardi, alla nutrizione, alla consolazione ecc.), strutturano ciò che viene definito sistema d’attaccamento, il sistema che guiderà (anche nella vita adulta) le interazioni e gli scambi relazionali affettivi. Gli studi di Bowlby e dei suoi collaboratori hanno evidenziato come il legame iniziale che ogni bambino instaura con la propria madre dipenda da un bisogno innato di entrare in contatto con gli appartenenti alla propria specie. La relazione che unisce madre e bambino è determinata geneticamente ed è basata su una motivazione primaria al contatto sociale. Il modello bowlbiano presenta il grande contributo innovativo di aver ancorato la “sociabilità” del piccolo dell’uomo alla propria base filogenetica e biologica. L’attaccamento è un legame reciproco emotivo e strumentale la cui funzione adattiva è la protezione dai predatori.”[10]
E ancora
L’analisi del materiale che abbiamo proposto sposta il
focus dal piano logistico-amministrativo (la mancanza di strutture e la
programmazione regionale carente) a quello neurobiologico, clinico e
pedagogico.
Le informazioni da noi riportate mettono in luce un dato scientifico ormai ampiamente validato: la separazione dai genitori biologici non produce solo una sofferenza psicologica astratta, ma, come abbiamo detto, provoca una vera e propria cascata di alterazioni fisiche, organiche e cognitive.
Sviluppiamo adesso un’analisi critica strutturata che unisce i dati medici (Vezzetti), i dati istituzionali sulla scuola (Linee Guida Albano-Fedeli) e i modelli della psicologia dello sviluppo (Klein, Winnicott, Bowlby).
1. La somatizzazione dello sradicamento: l'asse
stress-biologia
La tesi sollevata dai clinici demolisce il dualismo
mente-corpo. Lo stress da allontanamento, se non elaborato e cronicizzato, si
traduce in tossicità biologica:
- L'asse HPA e il
cortisolo: L'allontanamento privo di una figura di
transizione sintonizzata iper-attiva l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene.
L'esposizione cronica a livelli elevati di glucocorticoidi (ormoni dello
stress) altera la neuroplasticità cerebrale, in particolare nell'ippocampo
(memoria) e nell'amigdala (emozioni).
- Infiammazione e
invecchiamento cellulare: Il riferimento all'accorciamento dei telomeri
(le estremità dei cromosomi che indicano l'invecchiamento cellulare) e
all'aumento della Proteina C-Reattiva (PRC) e delle citochine dimostra che
l'allontanamento coatto può agire come un acceleratore biologico di
patologie croniche in età adulta (cardiovascolari, metaboliche,
autoimmuni). Il corpo del bambino "tiene il punteggio" del
trauma subito.
2. Il "profilo da deprivazione" e lo
svantaggio scolastico
Le Linee Guida MIUR-Garante Infanzia evidenziano come
lo sradicamento familiare di cui abbiamo già in parte parlato impatti
direttamente sulle funzioni esecutive:
- Funzioni esecutive
compromesse: Un cervello immerso nella modalità di
"sopravvivenza" (causata dallo stress da separazione) non ha le
risorse energetiche e neurologiche per attivare la memoria di lavoro,
l'attenzione selettiva o la pianificazione logica. Il deficit cognitivo
non è quindi quasi mai innato, ma indotto dall'ambiente instabile.
- Il paradosso della
burocrazia scolastica: le informazioni fin qui riportate sollevano una
critica fondamentale alla continuità didattica. I tempi del tribunale e
dei trasferimenti logistici dei minori (da una struttura all'altra o fuori
regione) non coincidono mai con i tempi della programmazione scolastica
(es. scadenze per i Piani Didattici Personalizzati - PDP). Il minore si
trova così doppiamente penalizzato: emotivamente sradicato e
didatticamente abbandonato.
3. La lettura psicanalitica e dell'attaccamento: la
distruzione delle fondamenta
I richiami a Klein, Winnicott e Bowlby offrono la
chiave di lettura sul perché il danno sia così profondo:
- Perdita dell'oggetto
primario (Klein): Se l'oggetto primario (es. la madre) viene
rimosso violentemente o bruscamente prima che sia stato strutturalmente
interiorizzato come "buono" e stabile, l'Io del bambino si
frammenta. La capacità futura di provare gratitudine e fiducia nel mondo
viene gravemente compromessa.
- Il crollo dell'holding
(Winnicott): L'allontanamento spezza l'ambiente di supporto
(holding) e l'illusione di onnipotenza necessaria al neonato per
strutturare un “Sé” integro. Senza una madre "sufficientemente
buona" (o un sostituto materno immediato, stabile e
individualizzato), il bambino sviluppa un Falso Sé adattivo, una
maschera di compiacenza che nasconde un vuoto emotivo devastante.
- Il sistema di
attaccamento come salvavita (Bowlby): Per
Bowlby l'attaccamento è un bisogno primario, filogeneticamente programmato
per la sopravvivenza. Spezzare questo legame senza una transizione
protetta equivale, nella percezione biologica del bambino, a essere
esposto direttamente ai "predatori". Il panico e
l'iperventilazione in età adulta sono i residui di quel terrore ancestrale
di abbandono.
Sintesi della Critica: Il costo dell'allontanamento
istituzionale
L'allontanamento di un minore – in particolare nella
prima infanzia (0-6 anni) e soprattutto se attuato lontano dal territorio
d'origine (fuori regione/distretto) – non può più essere considerato una misura
"neutra" di protezione sociale. Se il sistema pubblico allontana un
bambino per proteggerlo da un contesto familiare inadeguato, ma lo inserisce in
un circuito istituzionale frammentato, instabile e geograficamente distante, sta
sostituendo un danno privato con un danno di Stato.
Le evidenze pediatriche e psicologiche impongono un cambio di paradigma: l'allontanamento deve essere, come da giurisprudenza, l'estrema ratio, e qualora si renda indispensabile, deve avvenire mantenendo la massima prossimità geografica, garantendo la continuità scolastica e, soprattutto nei piccolissimi, privilegiando l'inserimento immediato in famiglie affidatarie formate (affido neonatale) piuttosto che in strutture residenziali, per evitare che la deprivazione affettiva si trasformi in una patologia medica permanente.
Riferimenti Scientifici e Istituzionali di Supporto
Per approfondire la letteratura scientifica
internazionale e i documenti istituzionali italiani relativi a questa tematica,
è possibile consultare le seguenti fonti ufficiali:
- Ministero del Lavoro e
delle Politiche Sociali - Quaderni della Ricerca Sociale: Per
consultare i dati ufficiali sulle tendenze dell'affido e delle strutture
residenziali in Italia (inclusi i recenti report SIOSS come il QRS 66).
- Autorità Garante per
l'Infanzia e l'Adolescenza (AGIA): Per
scaricare i protocolli e le Linee Guida nazionali sul diritto allo studio
e il benessere dei minorenni fuori dalla famiglia d'origine.
- Società Italiana di
Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS): Per
rintracciare gli studi clinici sull'impatto neurobiologico dello stress
precoce (Early Life Stress) e della deprivazione genitoriale nei bambini.
- PubMed / NCBI (National
Center for Biotechnology Information): Per la
letteratura medica internazionale indicizzata riguardante gli effetti dei
traumi infantili sulla lunghezza dei telomeri, sull'asse HPA e sulla
produzione di citochine infiammatorie (parole chiave utili: "early
life stress telomeres", "childhood deprivation
inflammation").
[4] Melanie Klein, austriaca naturalizzata britannica
(Vienna, 30 marzo 1882 – Londra, 22 settembre 1960)
[5] Invidia e gratitudine, Melanie Klein 1985 Martinelli
Ed
[6] Pediatra e psicoanalista britannico (Plymouth 7
aprile 1896 – Londra, 28 gennaio 1971)
[7] Invidia e
gratitudine, Melanie Klein 1985 Martinelli Ed
[8] Sulla natura umana, D. Winnicott 1988 Raffaello
Cortina Ed.
[9] John Bolwby,
medico e psicoanalista britannico, che ha
esaminato e definito in particolare la teoria dell'attaccamento, madre-bambino e quelli legati alla realizzazione dei legami affettivi con
la sua della famiglia. (Londra il 26 febbraio 1907– Isola di Skye, 2 settembre 1990)
[10] Associazione Italiana Psicologia Giuridica - Corso di
Formazione in Psicologia Giuridica, Psicopatologia e Psicodiagnostica
Forense - “L’abbandono di minori: aspetti giuridici e psicologici. Il
diritto dei minori ad una famiglia.” - Corsista: Stefania Alfano
ANNO 2008
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